Nascite in Italia: oltre 100.000 da mamme over 35. Un terzo del totale

“Maggiori i rischi rispetto a gravidanze in giovane età, ma tecnologie mediche e consulenza specialistica aumentano le probabilità di successo”, spiega il ginecologo Marco Grassi. In Italia, secondo gli ultimi dati, sono nati 369.944 bambini e circa un terzo da madri over 35, superando quota 100.000 (ISTAT). In Europa, il 26,9% delle nascite, cioè un quarto del totale, riguarda donne di 35 anni o più (Eurostat Yearbook 2023). Il fenomeno riflette profonde trasformazioni nei modelli sociali, culturali e professionali. È fondamentale comprendere come, dopo i 35 anni, l’età influisca sui processi biologici della fertilità e sulle reali possibilità di concepimento.

Biologia della fertilità: cosa cambia dopo i 35 anni La fertilità femminile segue un declino fisiologico legato all’età. Le donne nascono con un numero prestabilito di follicoli, le strutture contenenti ovociti, che diminuiscono progressivamente nel corso della vita senza possibilità di rigenerarsi. La fertilità della donna raggiunge il suo picco tra i 20 e i 30 anni, per poi iniziare un primo calo, graduale, già intorno ai 32 anni, seguito da un declino più rapido dopo i 37 anni, fino a diventare molto ridotta negli anni che precedono la menopausa, normalmente intorno ai 50 anni. L’ingresso nella fase di subfertilità o infertilità si verifica generalmente intorno ai 40 anni, anche se in alcuni casi può manifestarsi prima. Solitamente, la diagnosi di infertilità avviene dopo un anno di rapporti non protetti, ovvero, senza l’utilizzo di misure contraccettive. Tuttavia, se la donna ha 35 anni o più, la valutazione dovrebbe iniziare dopo 6 mesi di tentativi di concepimento senza successo. “L’aumento dell’età materna è in parte responsabile di un incremento del rischio di infertilità e di una minore probabilità di portare a termine la gravidanza – spiega Marco Grassi, ginecologo di Ascoli Piceno – inoltre, con l’avanzare dell’età si riduce la capacità dell’endometrio di accogliere l’embrione e si osserva un aumento dell’incidenza di endometriosi e fibromi, fattori che possono ulteriormente ridurre le possibilità di concepimento e richiedono una gestione più attenta della fertilità”.

Rischi materni e neonatali associati all’età avanzata La gravidanza in età matura, definita “advanced maternal age”, comporta un aumento dei rischi per madre e neonato. È associata a maggiore probabilità di ipertensione gestazionale, diabete preesistente o gestazionale, preeclampsia, anomalie cromosomiche fetali, mortalità perinatale e complicazioni durante il travaglio, come contrazioni inefficaci, distacco prematuro della placenta o placenta previa. Dal punto di vista neonatale, i bambini nati da madri over 35 hanno maggior probabilità di difetti congeniti, tra cui malformazioni cardiache, atresia esofagea, ipospadia o craniosinostosi. Numerose indagini evidenziano che la possibilità di nascita di bambini con Sindrome di Down aumenta con l’età materna.

“Diventa quindi fondamentale la consulenza genetica e l’impiego di test prenatali mirati spiega il dottor Marco Grassi – questi strumenti consentono di identificare eventuali anomalie cromosomiche in modo tempestivo, permettendo un monitoraggio attento della gravidanza e offrendo alla madre informazioni chiare per ridurre rischi e incertezze”.

Procreazione medicalmente assistita e fertilità tardiva Con l’aumento dell’età materna, le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), come la fecondazione in vitro (IVF) e l’inseminazione intrauterina (IUI), rappresentano oggi uno strumento fondamentale per aumentare le possibilità di gravidanza. L’uso delle tecniche assistite cresce con l’età materna, in particolare oltre i 40 anni, e strategie preventive come il congelamento degli ovociti permettono di preservare la fertilità e migliorare le probabilità di successo.

Prevenzione e corretta informazione La consapevolezza dei cambiamenti legati all’età è fondamentale. Uno stile di vita sano, alimentazione equilibrata, controllo del peso, attività fisica regolare e l’evitamento di fumo, alcol e droghe contribuiscono a preservare la fertilità. “La maternità oltre i 35 anni è oggi una realtà consolidata, sebbene comporti rischi maggiori rispetto alla gravidanza in giovane età, le tecnologie mediche disponibili, i percorsi di consulenza specialistica e una presa in carico attenta consentono alle donne di affrontare consapevolmente le scelte riproduttive, aumentando le probabilità di un esito positivo per madre e bambino”, conclude il dottor Marco Grassi.

Fonte: askanews.it

Uniamo Rare Diseases Italy: “Positiva l’attenzione per lo SNE e le malattie rare”

“Ora bisogna procedere velocemente con i Decreti attuativi dove necessari”

La recente approvazione della Legge di Bilancio 2026 testimonia una significativa attenzione da parte dei parlamentari rispetto agli screening neonatali, tema che rientra all’interno di due provvedimenti specifici. Infatti, grazie all’emendamento presentato a prima firma della Senatrice Raffaella Paita, la Legge (commi 952-953) istituisce un Fondo specifico da 500 mila euro per il 2026 e il 2027 che permetterà alle Regioni di avviare progetti pilota al fine di ampliare il proprio panel regionale dello screening neonatale esteso.

Ad oggi, informa una nota, l’aggiornamento del panel dipende dal lavoro del Gruppo che propone le patologie e dall’approvazione dei LEA, con tempistiche molto lunghe. Poter accedere ad un fondo consentirà un aggiornamento più veloce ed equo anche con riguardo alle Regioni in piano di rientro. Il Fondo è vincolato alla presentazione di progetti pilota da parte delle Regioni che intendono ampliare il proprio panel SNE, garantendo risorse aggiuntive per tutti. Auspichiamo che l’intesa in Conferenza Stato-Regioni e il decreto del Ministero che dovrà stabilire i criteri di distribuzione avvengano in tempi rapidi, in modo che le Regioni possano subito attingere alle risorse.

Positiva anche l’attenzione riservata, grazie all’emendamento della Sen. Murelli, alla leucodistrofia metacromatica, che non rientra nei LEA e ad oggi, pur avendo un esito infausto se non diagnosticata in tempo (il trattamento deve essere somministrato prima o contemporaneamente ai primi sintomi), è inserita nel panel SNE di appena tre Regioni (Toscana, Puglia e una buona parte dei punti nascita della Lombardia). Il provvedimento riserva complessivamente 238 milioni di euro per questo screening, per il potenziamento di diverse prestazioni di diagnostica e prevenzione in ambito oncologico e rafforza inoltre l’utilizzo dei test di Next-Generation Sequencing (NGS) per la profilazione delle malattie rare.

Gli emendamenti presentati fanno seguito ad azioni della Federazione mirate, realizzate attraverso vari strumenti: eventi, petizioni indirizzate agli Assessorati alla Salute di tutte le Regioni, interlocuzioni con Parlamentari. Il nostro ringraziamento quindi alle Senatrici che hanno fatto proprie queste tematiche.

A 10 anni dall’approvazione della Legge 176/2016 Uniamo continua la sua azione di sensibilizzazione per l’ampliamento del panel e la realizzazione uniforme sul territorio nazionale di quanto necessario per garantire il diritto allo screening per tutti i bambini, anche in base alle novità terapeutiche che via via si rendono disponibili.

Il mancato ampliamento dello SNE, nonostante l’approvazione dei LEA, oltre ad essere poco comprensibile di fronte al diritto alla salute dei bambini, comporta situazioni di disparità fra cittadini dello stesso Paese che a seconda del luogo di nascita possono essere diagnosticati oppure no. Ci auguriamo che l’attenzione dimostrata in sede di Legge di Bilancio possa continuare con la richiesta di informazioni e sblocco di questa situazione, come sottolineato dall’Onorevole Malavasi in una recente interrogazione; e che i decreti attuativi per le norme approvate arrivino in tempi brevi.

Fonte: askanews.it

Mutazioni genetiche, all’Int Milano il congresso Aifet

Associazione Italiana Familiarità ed Ereditarietà dei Tumori

In Italia oltre 100.000 persone vivono con mutazioni genetiche identificate in geni ad alto rischio oncologico, tra cui BRCA1 e BRCA2 (mammella e ovaio), geni della sindrome di Lynch (colon-retto, endometrio), poliposi ereditarie del tratto digerente e mutazioni del gene TP53 (tumori aggressivi in giovane età).

Per offrire informazioni concrete a cittadini e pazienti su prevenzione, sorveglianza e gestione di queste condizioni, la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano, centro di eccellenza nazionale ed europeo per lo studio e la gestione dei tumori ereditari, apre il congresso annuale dell’Associazione Italiana Familiarità ed Ereditarietà dei Tumori (Aifet), in programma dal 19 al 21 novembre 2025.

La giornata inaugurale del 19 novembre sarà dedicata all’incontro con associazioni di pazienti, per un momento di confronto e approfondimento su percorsi clinici, diritti e tutele, inclusi gli aspetti legati all’invalidità. L’evento, coordinato dal Dottor Marco Vitellaro, Responsabile della S.S. Tumori Ereditari Apparato Digerente dell’INT, vedrà la partecipazione di Agenas, dell’INPS, delle società scientifiche italiane e delle associazioni dei pazienti. Saranno inoltre illustrati i modelli innovativi delle Cancer Family Clinic, che permettono di coordinare esami, visite e supporto psicologico per i portatori di mutazioni genetiche e i loro familiari.

Fonte: askanews.it

Diabete: Aletheia, in Italia +65% casi negli ultimi 20 anni

Aumentano i costi sanitari, ruolo cruciale della prevenzione alimentare

Negli ultimi vent’anni l’incidenza del diabete in Italia è cresciuta del 65%: si è passati dal 4% di cittadini affetti da questa patologia nel 2003 al 6,6% nel 2022. È quanto ricorda la Fondazione Aletheia, in occasione della Giornata Mondiale del Diabete, indetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il 14 novembre, un’occasione per riflettere sul tema e richiamare la giusta attenzione sull’impatto crescente della malattia e sulla necessità di rafforzare gli interventi di prevenzione.

Il fenomeno non riguarda solo il nostro Paese. In Europa, infatti, la spesa sanitaria diretta legata al diabete nella popolazione adulta ammonta a 167,5 miliardi di euro, superando i costi annui sostenuti per le malattie cardiovascolari (111 miliardi) e per il cancro (97 miliardi). Un peso economico rilevante, che si affianca alle ricadute cliniche e sociali della malattia.

Il legame tra diabete e patologie cardiovascolari è noto: iperglicemia e resistenza insulinica, se protratte nel tempo, possono infatti danneggiare i vasi sanguigni e favorire lo sviluppo di aterosclerosi e complicanze cardiache. Nonostante negli ultimi anni si sia registrato un calo dei decessi per malattie del sistema circolatorio, queste rimangono ancora oggi la principale causa di morte in Italia, rappresentando il 31% dei decessi nazionali nel 2021.

“L’alimentazione riveste un ruolo centrale sia nella prevenzione che nel controllo della malattia. Una dieta equilibrata e ricca di fibre alimentari contribuisce a ridurre il rischio di insorgenza del diabete – sostiene Esmeralda Capristo, Professoressa in scienze tecniche dietetiche applicate – Università cattolica del S. Cuore, Roma e componente del Comitato scientifico di Aletheia – Le fibre rallentano, infatti, l’assorbimento dei carboidrati e favoriscono la produzione, da parte della microflora intestinale, di acidi grassi a corta catena, sostanze con dimostrati effetti antinfiammatori e benefici sul sistema immunitario. Le evidenze scientifiche confermano come scelte alimentari adeguate possano incidere significativamente non solo sul rischio di diabete, ma anche sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari ad esso correlate”.

Per Aletheia, quindi, la Giornata Mondiale del Diabete rappresenta dunque un’occasione per riaffermare l’importanza di una cultura della prevenzione, basata su corretti stili di vita, attività fisica regolare e consapevolezza alimentare. Intervenire sui fattori modificabili è uno degli strumenti più efficaci per ridurre la diffusione di una patologia che oggi incide profondamente sulla salute dei cittadini e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari.

Fonte: askanews.it

“Approccio One Health”, a Roma summit per una salute più sostenibile

L’incontro il 28 novembre promosso da Luciano Ciocchetti

“L’incontro del 28 novembre dal titolo ‘One Planet, One Health’ rientra tra le finalità proprie dell’Intergruppo Parlamentare One Health che è quello di organizzare audizioni, conferenze e dibattiti pubblici con l’obiettivo di studiare provvedimenti che facilitino l’introduzione di un modello di governance capace di superare l’attuale approccio frammentario in materia di tutela della salute ambientale, umana e animale”.

Siamo convinti che l’approccio One Health, nato per portare avanti una strategia olistica, sia da considerarsi sempre più rilevante per affrontare le complesse questioni che riguardano la salute globale e per cercare di affrontare le sfide del nostro tempo (salute, sicurezza alimentare, impatto del cambiamento climatico sulla sanità) con un approccio integrato e unificante.
Nell’incontro del 28 novembre avremo quattro tavole rotonde dove verranno affrontati argomenti centrali del paradigma One Health con approfondimenti sia in termini legislativi, socioeconomici e culturali che in termini scientifici e tecnologici.

La prima tavola rotonda avrà per titolo ‘La pandemia silente: l’antimicrobico resistenza come sfida globale’, la seconda ‘Prevenire il Diabete affrontando l’obesità: dagli stili di vita ai nuovi LEA’, la terza ‘La sfida della sostenibilità’ e l’ultima sarà su ‘Ambiente e Salute’.

Ci saranno autorevoli esponenti della comunità scientifica, delle istituzioni e della società civile che credono fermamente in questo modello integrato. Ricordo che come Intergruppo abbiamo costituito un comitato tecnico scientifico di altissimo livello che ha fatto, ad esempio, un lavoro importante sull’antimicrobico resistenza, cioè sull’abuso eccessivo degli antibiotici.

Applicato al mondo della ricerca, il concetto di One Health mette al centro l’interoperabilità dei dati e la collaborazione interdisciplinare, la strada più efficace per abbattere tutte quelle barriere che rischiano di rallentare soluzioni delle quali si sente l’urgenza assoluta”.

Fonte: askanews.it

Un network multidisciplinare di ricercatori per affrontare le malattie infettive

Forneris, INF-ACT – “In tre anni si è creata una fitta rete scientifica multidisciplinare

Si è concluso, oggi, l’INF-ACT annual meeting 2025 che ha riunito le principali voci della ricerca italiana dedicate al contrasto delle malattie infettive emergenti. Più di 400 ricercatori, informa una nota, provenienti da 70 istituzioni tra università, enti di ricerca, IRCCS, piccole e medie imprese si sono trovati a Roma per delineare la strada verso la costruzione di un sistema sanitario d’avanguardia.

Federico Forneris, presidente Fondazione INF-ACT – “La sfida intrapresa tre anni fa era particolarmente complessa: creare una rete scientifica multidisciplinare dedicata alle malattie infettive che si muovesse in modo coordinato. Oggi stiamo vedendo concretizzarsi i risultati attesi, sia nei numeri che nel clima collaborativo che ha caratterizzato il meeting. La ricerca scientifica, per essere efficace, necessita di connessioni trasversali e multidisciplinari che permettano di esprimere tutto il potenziale. La creazione dell’hub di INF-ACT ha offerto un riferimento per i tanti gruppi che studiano le malattie infettive da punti di partenza complementari, che prima mancavano di una cornice unitaria. In questi giorni, anzi in questi tre anni, si è confermata l’importanza di offrire un punto di raccordo e abbiamo constatato le enormi potenzialità di sviluppo che si possono avere collaborando in rete.”

Il ricco programma di questi 4 giorni di meeting, a cui hanno partecipato oltre 400 ricercatori, vedeva la presentazione di 2 letture magistrali, la prima svolta da Peter Reiss, Professore emerito di Medicina presso l’Amsterdam UMC e Senior Fellow presso l’Amsterdam Institute for Global Health and Development e la seconda dalla Professoressa di virologia Jacomina Krijnse Locker del Paul-Ehrlich-Institut.

Il programma scientifico è proseguito con il susseguirsi di oltre 40 presentazioni orali e l’esposizione di più di 200 poster scientifici che hanno mostrato le più avanzate e interessanti risultanze su virus emergenti, sul controllo di zecche e zanzare quali vettori di patogeni, sulle strategie di monitoraggio e nella costruzione di modelli matematici e sullo sviluppo di nuove strategie terapeutiche. Un particolare focus è stato dedicato al fenomeno della resistenza agli antibiotici, vista la contestualità con la settimana mondiale sull’uso consapevole degli antibiotici e della resistenza antimicrobica, con la gradita partecipazione del Ministro Orazio Schillaci. L’approfondimento ha visto il diretto coinvolgimento dell’Istituto Superiore di Sanità che ha presentato i dati nazionali della resistenza alle principali classi di antibiotici per gli otto patogeni sotto sorveglianza.

Altrettanto apprezzato è stato l’intervento di Fabrizio Cobis, dirigente del Ministero dell’Università e della Ricerca, responsabile dell’investimento PNRR Missione 4 Componente 2.

Science Communicator Award Prima della chiusura del meeting c’è stata l’assegnazione dello Science Communicator Award “Prof. Carlo De Bac”, un premio dedicato alla memoria del professore emerito di Malattie infettive della Sapienza, recentemente scomparso. Il paper vincitore si è distinto tra oltre 200 paper esposti perché ha affrontato “un tema quanto mai attuale coniugando, fin dal titolo, il rigore scientifico della ricerca con una chiarezza nell’esposizione che ne fanno un perfetto oggetto di divulgazione.”

“Who’s buzzing around? Distribution and incidence of culex pipiens forms in southern Tuscany” Culex pipiens s. str. è una specie vettore chiave coinvolta nella trasmissione di malattie zoonotiche ed è stata associata alla comparsa del West Nile virus in Europa negli ultimi decenni. Questa specie comprende due forme, Culex pipiens pipiens e C. pipiens molestus, che secondo quanto riportato presentano comportamenti ecologici distinti. C. p. pipiens si nutre principalmente di uccelli e si trova soprattutto in habitat periurbani e rurali, mentre C. p. molestus tende a nutrirsi di esseri umani, tollera i siti di riproduzione sotterranei ed è ben adattato agli ambienti altamente urbanizzati.

Nonostante queste differenze, le due forme possono ibridarsi, creando complessi modelli di interazione che possono influenzare la trasmissione di agenti patogeni.

Fonte: askanews.it

Salute, rompere il silenzio sulla menopausa

Transizione che riguarda metà della popolazione femminile

La menopausa è una fase naturale della vita femminile, ma ancora oggi troppo spesso avvolta nel silenzio. Serve un cambiamento culturale profondo per riportarla al centro del dialogo pubblico, come tema di salute, equità e benessere collettivo. Per troppo tempo è rimasta confinata ai margini delle conversazioni, trattata come una questione privata o come un tabù da evitare. I numeri raccontano una realtà ben diversa: un fenomeno di portata sistemica, segnato da isolamento, sofferenza non riconosciuta e perdita di capitale umano.

Lynda, piattaforma digitale europea dedicata al benessere femminile, nasce proprio per offrire strumenti concreti e supporto specialistico a chi vive questa transizione. Otto donne su dieci vivono la menopausa nel pieno della loro vita professionale e, per due terzi di loro (67%, fonte: BBC.com), questa esperienza è segnata da isolamento e mancanza di punti di riferimento. Il 79% riporta conseguenze fisiche e psicologiche concrete e debilitanti: vampate che interrompono riunioni, notti insonni che compromettono la concentrazione, sbalzi d’umore che minano la fiducia in se stesse.

Su scala più ampia, questo si traduce in un impatto sistemico: nei Paesi del G7, una donna su dieci nella forza lavoro sta attraversando la menopausa. Solo nel Regno Unito, si stimano perdite economiche annuali pari a 12 miliardi di euro, dovute ad assenze, cali di produttività e talenti dispersi. Il 23% delle donne intervistate dichiara di aver pensato di dimettersi, non per scelta ma per resa, perché i sintomi erano insopportabili e il supporto inesistente. Un problema sociale, culturale ed economico di proporzioni enormi, che richiede risposte immediate e strutturate.

Lynda: dalla consapevolezza all’azione Lynda non è un semplice contenitore di informazioni: è un ecosistema integrato dove supporto medico, accompagnamento psicologico e comunità sociale si intrecciano, mettendo al centro le donne e ciò che serve loro concretamente, non ciò di cui si presume abbiano bisogno. Lynda offre uno spazio sicuro in cui condividere esperienze senza giudizio, confrontarsi con esperti scientifici di primo livello – ginecologi, psicologi, nutrizionisti, sessuologi e specialisti del benessere – e accedere a percorsi di formazione e cura certificati. Una piattaforma che guarda al benessere femminile, creando un ecosistema digitale che promuove la consapevolezza attraverso forum per dialogare, masterclass per approfondire – strumento educativo strategico per coinvolgere anche le aziende – e consulti online personalizzati con iniziative che escono dal digitale per toccare i territori.

Accanto al digitale gli eventi fisici rappresentano un elemento fondamentale di questo percorso. Lynda organizza eventi trimestrali a tema – ciascuno dedicato a una dimensione specifica della menopausa – in cinema, teatri e spazi pubblici accessibili a tutte, con il coinvolgimento di talent e ambassador che amplificano il messaggio in conversazione collettiva.

Workshop, incontri e momenti di confronto trasformano l’isolamento in appartenenza, creando reti di socializzazione e condivisione, che formano una community informata, consapevole e protagonista del proprio benessere. Perché al centro di tutto ci siano le donne – non come destinatarie passive di soluzioni preconfezionate, ma come protagoniste attive – con le loro storie, i loro bisogni, la loro forza. Menopausa nelle aziende: quando il welfare diventa investimento strategico

La menopausa è anche il secondo motivo di abbandono del lavoro dopo la gravidanza. Uno tra i dati che le aziende non possono più permettersi di ignorare. Per questo, Lynda ha ideato un protocollo dedicato che va oltre la generica formazione: percorsi formativi strutturati, consulenze multidisciplinari per HR e dipendenti, screening dedicati e videoconsulti con specialisti.

Si tratta di una trasformazione culturale misurabile: creare ambienti di lavoro dove il benessere ormonale e psicofisico non sia un’eccezione, ma parte integrante delle politiche di salute, equità e retention dei talenti. Le imprese che aderiscono al programma ottengono il riconoscimento Lynda, simbolo di un impegno reale verso l’equità di genere e la qualità della vita lavorativa, che si tradurrà in collaboratrici che restano, che crescono professionalmente e che non si sentono costrette a scegliere tra salute e carriera.

Un segnale di fiducia nell’imprenditoria femminile

Lynda è una delle poche start-up femminili in Italia ad aver ottenuto un finanziamento di 350.000 euro in fase di pre-seed, riconoscimento della visione della founder Serena Errico, che ha saputo posizionare la menopausa non come nicchia, ma come settore strategico nel crescente ecosistema femtech e healthy wellness. Il founding, in particolare, è stato guidato da Ventive come lead investitor e da investitori privati. Perciò, la menopausa è stata individuata come un green field, un terreno ancora poco esplorato ma centrale per il futuro della salute pubblica e del lavoro.

“La menopausa non è una fine, ma un passaggio che merita di essere vissuto con consapevolezza e dignità. – spiega Serena Errico, founder di Lynda – Non si tratta solo di sintomi da gestire: si tratta di ridare voce a un’esperienza condivisa da milioni di donne, di costruire spazi dove la vulnerabilità diventi forza collettiva. Quando una donna può parlare apertamente di ciò che sta vivendo, quando trova ascolto qualificato e una comunità che la comprende, tutto cambia: ritrova fiducia, energia, progettualità. Lynda è nata dall’ascolto reale di centinaia di storie, e continua a crescere grazie a loro. Perché il vero cambiamento non si avrà con un approccio unidirezionale, ma costruendo insieme – donne, specialisti, aziende – un nuovo linguaggio. Una società in cui prendersi cura di sé non sia un lusso o una debolezza, ma un diritto e un atto di responsabilità verso se stesse e verso le generazioni future.”

Nel percorso di accompagnamento alla consapevolezza, Lynda propone anche strumenti concreti per il benessere quotidiano. Il Lynda Menopause Kit nasce da un approccio integrato “inside & outside”: unisce integratori specifici per la menopausa – formulati in comode bustine, una vera innovazione per chi ha difficoltà ad assumere pillole – a booster e sieri vitaminici mirati.

Gli integratori, arricchiti con vitamine essenziali, agiscono sul microbiota intestinale, un aspetto cruciale emerso da recenti ricerche scientifiche: l’alterazione dell’equilibrio intestinale infatti influisce direttamente su disturbi tipici come vampate, perdita di capelli e disagio fisico. Un protocollo di benessere completo che aiuta le donne a ritrovare energia, sicurezza e armonia con il proprio corpo, come parte di un percorso di cura più ampio che coniuga conoscenza, supporto medico e ascolto della community. Lynda rappresenta oggi una realtà concreta di innovazione sociale al femminile, che trasforma la menopausa da tabù a terreno di consapevolezza collettiva e azione condivisa.

Fonte: askanews.it

“Medicina Interna fondamentale per migliorare il percorso assistenziale”

Ciocchetti: costruire un percorso integrato, il paziente al centro

La Medicina Interna vuole essere al centro di una trasformazione fondamentale, necessaria per il sistema sanitario, con l’obiettivo di migliorare il processo di dimissione dei pazienti dagli ospedali per acuti. L’attenzione si concentra sui pazienti che, una volta dimessi, hanno ancora bisogni assistenziali complessi e residui. I medici internisti sono consapevoli della necessità di un approccio più complessivo, che non si limiti alla cura della patologia acuta in ospedale, ma che integri strettamente l’assistenza ospedaliera con quella del territorio. Questo cambiamento è cruciale per la gestione efficace dei pazienti cronici e polipatologici, che necessitano di un’assistenza continua e coordinata tra ospedale e comunità. Sul ruolo che la Medicina Interna potrebbe avere all’interno del sistema sanitario, si è concentrata la conferenza, indetta su iniziativa di Luciano Ciocchetti, Vicepresidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera, e organizzata dalla Società Italiana di Medicina Interna (SIMI), presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati.

‘La Medicina Interna rappresenta oggi un presidio fondamentale per garantire l’appropriatezza e la continuità delle cure – ha sottolineato Ciocchetti -. Il nostro sistema sanitario sta vivendo una fase delicata: da un lato la pressione crescente sugli ospedali, dall’altro la necessità di rafforzare i servizi territoriali. Per questo credo sia indispensabile valorizzare il ruolo dei medici internisti, che con la loro visione globale del paziente possono essere il punto di raccordo tra ospedale e territorio. L’obiettivo deve essere quello di costruire un percorso assistenziale integrato, capace di accompagnare i cittadini non solo durante la fase acuta della malattia, ma anche nella gestione delle cronicità, evitando ricoveri impropri e migliorando la qualità della vita delle persone. Come Parlamento e come istituzioni siamo chiamati a sostenere questo cambiamento, investendo su professionalità, strutture e modelli organizzativi che mettano davvero il paziente al centro’.

‘Spina dorsale del sistema ospedaliero – ha spiegato il presidente della Società Italiana di Medicina Interna SIMI, prof. Nicola Montano – la Medicina Interna è la specialità con il maggior numero di ricoveri e posti letto: in Italia ci sono 1052 unità con poco meno di 30.000 posti letto e un numero di ricoveri per acuti annuali di circa 1.000.000. La maggior parte di questi pazienti è ad alta complessità, con plurime patologie e bisogni assistenziali e sociali molto elevati. Un recente studio SIMI-FADOI ha messo in luce che più del 20% di questi pazienti rimangono ricoverati in maniera inappropriata, riducendo la disponibilità dei posti letto per il Pronto Soccorso e quindi contribuendo al boarding. È chiaro quindi che è tutto il percorso territorio-ospedale-territorio che va riformato, e la Medicina Interna va coinvolta perché è uno degli attori principali di questo cambiamento’.

A sua volta, la presidente eletta della SIMI, la prof.ssa Cecilia Becattini, riguardo alla riforma ha osservato: ‘E’ essenziale una visione della Medicina Interna come un flusso di cura, che accoglie il paziente acuto nelle unità di Medicina differenziate in diverse intensità di cura, lavorando a fianco ed in continuità con i Pronto Soccorso; durante il ricovero, considerando il paziente un unicum, la Medicina Interna è il punto di raccordo indispensabile per la medicina specialistica e in dimissione rappresenta il raccordo con la medicina del territorio per la maggior parte dei pazienti’.

‘Il medico internista rappresenta una risorsa chiave nella gestione delle persone con patologie croniche e complesse’, ha aggiunto il Past President prof. Giorgio Sesti: ‘La capacità di valutare il paziente nella sua interezza, anziché focalizzarsi su singoli organi o sistemi, permette all’internista di intervenire in modo efficace non solo sulla patologia principale, ma anche sulle sue complicanze e sulle eventuali comorbidità. L’internista, in questo contesto, si configura come lo specialista di riferimento, capace di prendersi cura delle persone con patologie croniche in ogni fase del percorso di cura: dall’acuzie alle riacutizzazioni che richiedono ospedalizzazione, fino alle fasi più avanzate della malattia. Il suo approccio non si limita alla gestione della patologia, ma considera anche gli aspetti sociali e familiari, offrendo una visione globale della salute del paziente’.

Sul piano delle più recenti politiche sanitarie invece, il vicepresidente SIMI, prof. Roberto Tarquini ha ricordato come ‘nel 2016 il Piano Nazionale della Cronicità (PNC) stabilisca principi quali presa in carico integrata, continuità assistenziale e centralità della persona; il limite di questo approccio è stato considerare le singole malattie, piuttosto che il paziente cronico pluripatologico. Questo ha prodotto una frammentazione dei percorsi e una non sostenibilità del modello; solo un approccio globale a questi pazienti rende il modello sostenibile, in un continuum tra medici di medicina generale e ospedale, dove l’internista è l’unico specialista, in grado di gestire questi malati con un impiego di risorse contenuto. La nascita delle Case di Comunità può essere sì una nuova opportunità, a patto che si disponga di risorse adeguate e si superino barriere organizzative, ma soprattutto anacronistici conflitti culturali tra specialisti e medici di famiglia’.

‘La Medicina Interna è al centro di una profonda trasformazione in relazione ai cambiamenti demografici, alle nuove tecnologie e ai percorsi di cronicizzazione di numerose patologie, senza dimenticare le difficoltà che riguardano finanziamenti e sostenibilità del nostro sistema sanitario’, ha concluso Ilenia Malavasi, membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera: ‘La carenza di personale e l’aumento del carico di lavoro minacciano la qualità dell’assistenza, richiedendo urgenti investimenti e una valorizzazione del ruolo degli internisti, che in questi anni non abbiamo visto. In questo contesto, tra le altre cose, a maggior ragione, sarebbe fondamentale rafforzare sempre più l’integrazione ospedale-territorio, dove gli internisti possono agire, grazie alla loro visione globale e olistica, come perno di una rinnovata gestione della presa in carico delle persone e dei percorsi di cura. Lo scorso anno avevo accolto con molto interesse la proposta di un’indagine parlamentare conoscitiva in merito alla situazione dei reparti di Medicina interna, idea lanciata dalla Federazione dei Medici Internisti Ospedalieri che, tuttavia, al momento non ha avuto seguito. Penso che sia necessario rilanciare questa necessità di conoscenza e confronto, proprio perché stiamo parlando di un ambito centrale nell’organizzazione del nostro sistema sanitario, che deve essere valorizzato e tutelato a favore di tutti e tutte, come tutela della salute e principio fondante della nostra democrazia’.

10-12 ottobre 2025 IL 126° CONGRESSO NAZIONALE SIMI – La conferenza è stata anche l’occasione per presentare i temi del 126° Congresso Nazionale della SIMI in programma dal 10 al 12 ottobre a Rimini – https://www.simi.it/events/126-congresso-nazionale-simi-2025. Saranno tre giorni di confronto sulle principali tematiche cliniche: obesità, malattie cardiorespiratorie, malattie gastro-epatologiche e metaboliche, malattie immuno-allergologiche, malattie rare, medicina d’urgenza. Inoltre, ci sarà un track istituzionale con cui la Società vuole mettere a fuoco i punti salienti che mirano a ridisegnare la gestione dei pazienti, con una particolare attenzione al loro percorso di cura. Il dibattito si concentrerà in primo luogo sull’intensità del percorso ospedaliero, che deve essere ottimizzato per garantire cure rapide ed efficaci durante la fase acuta, preparando al contempo il paziente a una dimissione sicura. Un altro tema cruciale sarà inoltre il ruolo dello hospitalist, un medico internista che si dedica interamente ai pazienti ricoverati. Questa figura mira a migliorare la qualità dell’assistenza, la sicurezza del paziente e la continuità delle cure in ospedale, gestendo i casi più complessi. Infine, il congresso affronterà la risoluzione delle criticità nel territorio, proponendo l’aumento delle risorse extra-ospedaliere come personale e strutture intermedie. L’obiettivo è rafforzare il legame tra ospedale e assistenza domiciliare, riducendo le riammissioni e assicurando un supporto continuo ai pazienti con bisogni assistenziali residui.

Durante il Congresso verranno infine assegnati due riconoscimenti: il SIMI INTERNATIONAL AWARD 2025 e il PREMIO SOLIDARIETA’. Il primo, sarà consegnato a Sir Michael Marmot, celebre per il suo lavoro sulla salute e le disuguaglianze sanitarie, uno dei primi ricercatori a sottolineare che fattori come il reddito e l’istruzione abbiano un impatto significativo sulla salute delle persone e rappresentano i cosiddetti ‘social determinants of health’ (determinanti sociali di salute). ‘La sua ricerca pionieristica ha ispirato politici, accademici e operatori sanitari a riconsiderare le politiche pubbliche e a sviluppare programmi che mirino a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni svantaggiate. La SIMI ha deciso di assegnare l’International Award 2025 al professor Sir Michael Marmot per il suo instancabile impegno nel portare a galla le disuguaglianze sanitarie e nel diffondere la consapevolezza che la salute non è solo una questione individuale, ma profondamente intrecciata con fattori sociali, economici e politici’, ha commentato il professor Montano.

Infine, poiché la Medicina è più di una scienza, proprio perché si occupa della salute dell’individuo nella sua interezza, ha il dovere morale di indagare su tutto ciò che minaccia la salute dei cittadini. Mai come ora dunque c’è bisogno di unire le comunità, riprendere a comunicare, di condividere gli obiettivi. Per questo motivo la SIMI ha voluto dare un segnale di unità, istituendo un secondo Premio, il PREMIO SOLIDARIETÀ, da assegnare a quegli individui o associazioni, che si siano distinti proprio per il loro impegno verso gli altri. Quest’anno il riconoscimento sarà assegnato a Medecins sans Frontiers, organizzazione che da anni rappresenta un esempio concreto di umanità, coraggio e dedizione della Medicina verso chi vive nelle zone più difficili e dimenticate del pianeta.

Fonte: askanews.it

“Beauty and the Best 2025”, il format sulla dermocosmesi in farmacia

Conlusa la seconda edizione

Si è conclusa la seconda edizione di “Beauty and the Best” , il format dedicato alla dermocosmesi in farmacia, ideato e coordinato dalla farmacista cosmetologa Myriam Mazza, svoltosi nell’ambito di PharmEvolution a Catania. L’evento ha acceso i riflettori su due temi cruciali per il futuro del settore: l’internazionalizzazione e l’importanza di un approccio multidisciplinare ed etico alla cura della pelle. Myriam Mazza, ideatrice del format, ha espresso la sua soddisfazione: “Ho ideato ‘Beauty and the Best’ perché credo profondamente che la bellezza non sia un atto superficiale. Come farmacista che ha dedicato la propria vita a questo settore, anche in contesti delicati come quello oncologico con la mia associazione ‘Ricomincio da Me’ , ho sempre visto la bellezza come cura, benessere e fiducia. La farmacia, da sempre punto di riferimento per la salute e punto di riferimento, ha il potenziale e la responsabilità di guidare verso una bellezza più consapevole, responsabile ed etica. Dopo il grande successo della prima edizione, abbiamo voluto portare avanti questa visione, arricchendola e approfondendola. Quest’anno, in particolare, i nostri riflettori sono stati puntati su due temi cruciali: l’internazionalizzazione del settore e l’importanza di un approccio multidisciplinare alla cura della pelle in farmacia.”

L’evento si è articolato nel talk “Internazionalizzazione e Multidisciplinarietà nel mondo della Bellezza in Farmacia” e in una tavola rotonda successiva , offrendo visioni sull’evoluzione e le sfide attuali del settore. Roberto Isolda di Cosmetica Italia ha sottolineato come la farmacia giochi un ruolo cruciale, con i consumatori che ripongono fiducia nei consigli dei farmacisti, rendendoli driver di attrazione e fedeltà al canale. Ha definito Beauty and the Best come un “piccolo gioiello” e un “contenitore di stimoli qualificati e qualificanti in maniera trasversale”, un successo cui ha partecipato con il privilegio di “essere un tassello che completa la fotografia di un canale fondamentale per il settore cosmetico”. Michele Superchi di Beautystream ha proseguito il viaggio nell’internazionalizzazione, offrendo una prospettiva sui trend emergenti e le dinamiche che modellano il futuro del reparto dermocosmetico a livello globale. Per Superchi il format Beauty and the Best “che ha messo in dialogo professionisti di ambiti diversi, dimostrando come la farmacia possa trarre ispirazione e innovazione anche da settori complementari”.

La seconda parte del talk si è concentrata sulla multidisciplinarietà , definita da Myriam Mazza come un pilastro fondamentale, in cui la collaborazione tra diverse figure professionali è “essenziale”. Il Prof. Antonino Di Pietro, luminare che da sempre promuove questa visione integrata, ha affermato di essere “fermamente convinto che una stretta collaborazione tra il farmacista e il dermatologo sia estremamente importante per la nostra salute”, evidenziando come la pelle, in particolare, possa beneficiare della sinergia tra queste due professionalità. Infine, Alice Di Pietro di Skinius ha presentato un esempio di come la ricerca scientifica e un forte valore etico convergono nella creazione di prodotti innovativi e responsabili.Un momento di profonda riflessione è arrivato dal sociologo Maurizio Fiengo, che ha osservato come un settore spesso etichettato come superficiale “si è rivelato invece ricco di empatia, sensibilità e umanità”.

Fonte: askanews.it

Salute mentale, appello Agorà Salus: più investimenti su prevenzione e cure

A Latina la corsa solidale con oltre 200 partecipanti

“Ogni anno, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, sentiamo parlare di investimenti e Patti ma la realtà è che il disagio psichico è uno stigma troppo spesso dimenticato dalle Istituzioni e lo dimostrano i dati drammatici che ci mettono fra i paesi europei che meno investono su questi temi, il 15% di quanto spendono nazioni come la Francia e la Germania, per esempio”. A dichiararlo è Silvia Baglioni, fondatrice e coordinatrice generale di Agorà Salus, struttura residenziale psichiatrica socio-riabilitativa operante a Latina e accreditata con la Regione Lazio, che compie vent’anni di vita. Per l’occasione oggi è stata organizzata una corsa solidale di 5 km che ha visto una grande partecipazione cittadina, oltre 200 persone, segno che la salute mentale è un tema sensibile e di grande attualità.

“Crediamo nella cura come relazione, nella prevenzione e nel coraggio di guardare oltre lo stigma. La prevenzione, il miglioramento clinico e la cura della malattia mentale possono diventare una cosa reale attraverso un attento lavoro di psicoterapia quotidiano. Grazie alla riabilitazione psichiatrica su un campione di 40 giovani adulti seguiti dalla nostra struttura (età media 26 anni), oltre la metà ha concluso il percorso con esito positivo: il 94% ha raggiunto l’autonomia abitativa, molti hanno ripreso gli studi o trovato un’occupazione e quasi tutti hanno potuto ridurre la terapia farmacologica. Si tratta di risultati che dimostrano come l’approccio adottato non generi soltanto successi individuali, ma produca anche un beneficio concreto per la sanità pubblica, riducendo i ricoveri ospedalieri e i costi per il sistema sanitario”, conclude la rappresentante di Agorà Salus.

Fonte: askanews.it