Alimentazione in gravidanza: cosa è consigliabile mangiare

Il vero ed il falso per la salute della mamma e del bambino

Tra falsi miti, incertezze e informazioni spesso trascurate, l’alimentazione della donna durante la gravidanza suscita numerose domande. Una delle credenze più diffuse è che una donna incinta debba “mangiare per due”. Ma quanto è fondata questa affermazione? E le famose “voglie” vanno sempre assecondate oppure è meglio evitare?

Mangiare per due: vero o falso? Durante la gravidanza, è essenziale soddisfare i bisogni nutrizionali sia della madre che del nascituro, ma ciò non significa necessariamente mangiare per due. “L’alimentazione in gravidanza non differisce molto da quella normale – spiega Marco Grassi, ginecologo dell’ospedale “C. e G. Mazzoni” di Ascoli Piceno – il fabbisogno calorico aumenta di 350 kcal al giorno nel secondo trimestre e di 460 kcal nel terzo trimestre, secondo il Ministero della Salute, questo incremento energetico leggero garantisce lo sviluppo del feto senza intaccare le riserve nutritive materne”. L’aumento di peso raccomandato dipende dal peso iniziale della donna e, in condizioni normali, dovrebbe essere tra 11,5 e 16 kg. Un adeguato aumento di peso influisce positivamente sulla durata della gravidanza e sul peso del neonato. Per questo motivo, è essenziale seguire una dieta equilibrata con pasti distribuiti durante la giornata.

Voglie e bisogni nutrizionali “Le voglie in gravidanza non sono indicatori delle reali necessità nutrizionali – chiarisce il dottor Grassi – l’alimentazione della gestante richiede attenzione, soprattutto per l’aumento del fabbisogno proteico, mentre le necessità di carboidrati e grassi rimangono pressoché stabili. Una dieta variata che includa frutta, verdura e legumi copre generalmente i bisogni vitaminici, eccetto per l’acido folico. Anche i minerali, come calcio, ferro e iodio, sono sufficientemente assunti con un’alimentazione equilibrata”. È fondamentale quindi seguire una dieta completa, diversificata e che comprenda ogni giorno i diversi gruppi alimentari.

Caffè ed alcol si o no? Il consumo di caffè è una preoccupazione comune tra le future mamme. “Il caffè, così come altre bevande contenenti sostanze stimolanti ad esempio il tè, la cola ed il cioccolato, dovrebbe essere assunto con moderazione, poiché la caffeina attraversa la placenta – spiega il dottor Grassi. È consigliabile optare per bevande decaffeinate o deteinate”. Inoltre, è fondamentale evitare l’alcol in tutte le sue forme, anche in piccole quantità, per prevenire malformazioni congenite e basso peso alla nascita, noti come sindrome feto-alcolica.

Cibi da evitare Evitare di consumare verdure crude non lavate accuratamente, carne cruda (a meno che non sia stata congelata), insaccati poco stagionati e carni affumicate, poiché possono provocare la Toxoplasmosi. Evitare anche pesce crudo, latte non pastorizzato, formaggi molli, e cibi pronti come carni fredde, insalate preconfezionate e panini. Per garantire la sicurezza alimentare, separare gli alimenti crudi da quelli cotti, consumare i prodotti sempre entro la data di scadenza e conservare gli alimenti a una temperatura inferiore ai 5 °C. Inoltre, mantenere il frigorifero pulito, in particolare se contiene carne cruda, come suggerito dall’Istituto Superiore di Sanità.

Alimenti consigliati Consumare verdura e frutta di stagione ogni giorno, lavata in modo accurato con abbondante acqua corrente, consumare carne e uova ben cotti, limitare gli zuccheri semplici, prediligendo carboidrati complessi come pasta, pane e patate (Ministero Salute).

Inoltre, il dottor Grassi sottolinea come un consumo di pesce di 3-4 porzioni/settimana in gravidanza può avere effetti benefici sullo sviluppo del sistema nervoso embrio-fetale. In cucina alcune pratiche erronee possono portare alla contaminazione del cibo con sostanze tossiche particolarmente dannose per il concepito; ad esempio, la cottura eccessiva di alimenti contenenti grassi (bistecche grigliate e pizza), produce idrocarburi policiclici aromatici (IPA), sostanze cancerogene e teratogeni.

Sale e acido folico Un consumo elevato di sale aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e ipertensione. “Durante la gravidanza è ancora più importante ridurre l’assunzione di sale e preferire quello iodato – consiglia Grassi – poiché il fabbisogno di iodio è maggiore in questo periodo. L’integrazione di acido folico dovrebbe iniziare almeno alcuni mesi prima del concepimento e continuare per tre mesi dopo, poiché un basso livello di folati nella madre è un fattore di rischio per difetti del tubo neurale nel feto”.

L’alimentazione durante la gravidanza è fondamentale per la salute sia della madre che del nascituro. “È essenziale prestare attenzione alla dieta sin dal periodo pre-concepimento e mantenerla adeguata fino al termine dell’allattamento, ma è necessario farlo con consapevolezza, comprendendo i rischi associati a un’alimentazione che potrebbe non essere del tutto appropriata per la salute della madre e del nascituro”, conclude il dottor Grassi.

Fonte: askanews.it

Estate in salute, tutti i vantaggi della dieta mediterranea

Con olio extravergine d’oliva e consumo moderato di vino

Con l’estate nel pieno della sua stagione, esaltiamo i vantaggi della Dieta Mediterranea, modello alimentare celebrato per i suoi effetti positivi sulla salute, mettendo in risalto l’importanza dei due alimenti ‘liquidi’: l’olio extravergine d’oliva e il vino. Questi alimenti non solo arricchiscono i piatti estivi con sapori intensi, ma supportano anche la salute cardiovascolare e il benessere generale grazie alle loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, come spiegano il Prof. Attilio Giacosa e la Prof.ssa Silvana Hrelia, rispettivamente Presidente e membro del Comitato Scientifico IRVAS, Istituto per la Ricerca su Vino, Alimentazione e Salute.

“L’estate rappresenta il periodo ideale per adottare la Dieta Mediterranea – precisa Silvana Hrelia – poiché offre un’ampia varietà di frutta e verdura fresche e di stagione, ideali per soddisfare le necessità nutrizionali durante i mesi più caldi. Questo regime alimentare, basato sull’abbondante consumo di frutta e verdura di stagione, legumi e carni bianche, costituisce un’essenziale strategia dietetica per promuovere la salute cardiovascolare, migliorare il benessere generale e aumentare la longevità. La Dieta Mediterranea include anche due componenti ‘liquidi’ fondamentali: l’olio extravergine d’oliva e il vino, da consumarsi – quest’ultimo – sempre moderatamente e in abbinamento ai pasti. A questo proposito, l’olio extravergine d’oliva, ricco di acidi grassi monoinsaturi e composti fenolici, gioca un ruolo cruciale nella protezione contro le malattie croniche, grazie alle sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie”.

Anche il vino, consumato con moderazione e in abbinamento ai pasti, rappresenta un altro elemento distintivo della Dieta Mediterranea con potenziali benefici per la salute, grazie alla sua composizione nutrizionale e ai suoi componenti bioattivi. Come sottolinea Attilio Giacosa: “Il consumo moderato e responsabile di vino può contribuire positivamente alla salute, grazie alla presenza di antiossidanti come i polifenoli e il resveratrolo. Questi composti hanno dimostrato di giocare un ruolo protettivo per il cuore e possono contribuire alla prevenzione di malattie croniche, se inseriti in un contesto di una dieta equilibrata. Il vino è inoltre parte integrante della cultura e delle tradizioni alimentari di molte regioni del mondo, specialmente nella Dieta Mediterranea. Viene consumato spesso durante i pasti e può contribuire alla varietà e al gusto complessivo dell’alimentazione”.

In estate sia l’olio d’oliva che il vino offrono diversi vantaggi, legati al benessere, alla convivialità e alla piacevolezza dell’esperienza gastronomica. L’olio extravergine d’oliva è un compagno perfetto per i pasti estivi. Mentre il vino, soprattutto bianco e rosato, è generalmente più leggero dal punto di vista della gradazione alcolica rispetto, invece, a cocktail che spesso contengono liquori ad alta gradazione alcolica e zuccheri aggiunti. “Utilizzare un olio extravergine d’oliva di alta qualità, preferibilmente proveniente da fonti certificate, per massimizzarne i benefici nutrizionali e il gusto dei piatti estivi, è un vero e proprio toccasana per favorire benessere e longevità – spiega Attilio Giacosa -. Con la sua versatilità e i suoi benefici per la salute, l’olio d’oliva è un alleato prezioso per creare piatti estivi leggeri, gustosi e nutrienti, dall’antipasto al gelato: sia una fresca insalata estiva, utilizzando verdure di stagione, sia per marinare carni bianche, come pollo o pesce, prima di grigliarle; sia per condire carpacci di carne o pesce, insieme a agrumi ed erbe fresche, fino ad offrire un tocco unico e raffinato ai dessert estivi, come gelati, mousse o torte. Relativamente al vino, va sottolineato che mentre molti cocktail sono carichi di zuccheri semplici provenienti da sciroppi, succhi di frutta o bevande gassate, esso contiene zuccheri naturali derivati dall’uva. Ovviamente il suo consumo dev’essere sempre moderato e in abbinamento a cene leggere e piatti estivi: ad esempio, un vino bianco fresco può essere perfetto con piatti a base di pesce, insalate o verdure grigliate, mentre un rosso leggero può sposarsi bene con carni bianche o antipasti. Contribuendo, così, anche a godere di momenti conviviali durante una cena all’aperto o in compagnia di amici e familiari”.

Fonte: askanews.it

Ricerca, il vaccino contro la Dengue è efficace e sicuro

Riduce di oltre 50% rischio contrarre malattia. Dati di 19 studi

Il vaccino contro la Dengue ha un’efficacia superiore al 50% nel ridurre i casi di malattia, con un effetto duraturo e un profilo di sicurezza molto buono. A confermarlo è la prima meta-analisi al mondo sull’efficacia di TAK-003, meglio noto come Qdenga: l’unico vaccino ad oggi approvato in Italia e in molti paesi europei per la lotta alla Dengue. Pubblicata sulla rivista “Vaccines”, l’indagine è stata realizzata da studiosi dell’Università di Bologna e dell’Università degli Studi di Ferrara.

“Questa è la prima analisi complessiva a livello mondiale e siamo molto contenti dei dati emersi”, dice Lamberto Manzoli, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Alma Mater, che ha coordinato lo studio. “Non era un esito scontato: sono stati necessari molti anni prima di arrivare a sviluppare un vaccino con risultati così buoni”.

Il virus della Dengue, trasmesso da alcune specie di zanzare, infetta ogni anno circa 400 milioni di persone nelle aree più calde del pianeta, causando più di 3 milioni di morti. Il cambiamento climatico sta inoltre ampliando l’habitat delle zanzare portatrici del virus e questo sta provocando nuove epidemie di Dengue in un numero sempre maggiore di paesi. Anche in Italia, in seguito al continuo aumento di casi, la malattia è al centro di un’allerta sanitaria.

Ad oggi – spiega l’Alma Mater – non esiste una terapia efficace contro la malattia e le azioni di bonifica ambientale contro le zanzare non sono in grado di eliminare completamente il rischio di epidemie. L’unica strategia per la prevenzione è quindi quella legata al vaccino: approvato in Europa nel dicembre del 2022, TAK-003, meglio noto come Qdenga, ha mostrato risultati molto promettenti. Finora però non era disponibile una stima complessiva sulla sua efficacia e sicurezza.

Gli studiosi hanno quindi esaminato e incrociato i dati dei 19 studi scientifici realizzati fino ad oggi sul vaccino, per trovare solide evidenze della sua capacità di combattere la malattia. Nel complesso sono stati presi in considerazione i casi di oltre 20.000 individui coinvolti nei diversi test, anche a distanza di più di un anno dall’ultima somministrazione, sia con una sola dose che con entrambe le dosi previste per la vaccinazione completa.

I risultati mostrano che il vaccino riduce di oltre il 50% il rischio di contrarre la malattia, con un elevato profilo di sicurezza. Tra chi ha ricevuto entrambe le dosi previste, più del 90% ha sviluppato gli anticorpi contro la Dengue, e la risposta è molto positiva anche tra chi ha ricevuto solo una dose: più del 70% degli adulti e più del 90% dei bambini e adolescenti sviluppano gli anticorpi.

“Considerati i risultati ottenuti in termini di sicurezza, immunogenicità ed efficacia, la somministrazione di due dosi può senza dubbio rappresentare uno strumento fondamentale per la prevenzione della Dengue”, conferma Maria Elena Flacco, direttrice della Scuola di Specializzazione di Sanità Pubblica dell’Università degli Studi di Ferrara e prima autrice dello studio. “Il vaccino attualmente disponibile può essere quindi molto utile non solo per le popolazioni delle aree endemiche, ma anche per i viaggiatori provenienti da aree non a rischio”.

Fonte: askanews.it

Lavoro e vacanze, perché è difficile staccare davvero la spina

Come trovare un giusto equilibrio tra lavoro e tempo libero

E’ tempo di vacanze. Che sia mare o montagna, questo periodo dell’anno è da sempre sinonimo di riposo e di svago, e i dati lo confermano. Secondo gli ultimi rapporti diffusi da Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea, nel 2022 oltre un terzo dei pernottamenti turistici degli europei è avvenuto nei mesi di luglio e agosto. Tuttavia, nonostante il desiderio diffuso di vacanze, riuscire a godersi il meritato riposo e staccare davvero la spina e la testa dal lavoro, non è così semplice come sembra. Un sondaggio condotto da Fishbowl di Glassdoor, un social network per professionisti, ha rivelato dati sorprendenti.

Alla domanda “Credi di poter staccare completamente dal lavoro quando ti prendi del tempo libero retribuito?”, posta a 20.297 professionisti, oltre la metà (54%) ha risposto negativamente. Questa difficoltà a disconnettersi è particolarmente marcata tra i professionisti più anziani: quasi due terzi (65%) dei lavoratori di età pari o superiore a 45 anni hanno dichiarato di non riuscire a staccare completamente durante le ferie, rispetto al 47% dei giovani tra i 21 e i 25 anni. L’indagine ha inoltre evidenziato come i lavoratori di alcune professioni siano particolarmente inclini a questa problematica. Tra gli insegnanti, il 73% non crede di potersi disconnettere completamente dal lavoro durante le ferie, mentre tra gli avvocati questa percentuale è del 71%.

“Questi dati riflettono una realtà complessa in cui, nonostante l’importanza riconosciuta del riposo, molti professionisti faticano a trovare un equilibrio tra lavoro e vita privata – spiega Alessandro Da Col, Top Voice di LinkedIn e Mindset ed Executive Coach e co-fondatore, insieme ad Alessandro Pancia, dell’Accademia Crescita Personale Meritidiesserefelice – in un’epoca in cui la tecnologia ci tiene costantemente connessi, la sfida di goderci il meritato riposo sembra essere più ardua che mai”.

Dunque, non vediamo l’ora che arrivino le ferie, poi però non riusciamo a godercele a pieno, portandoci dietro i problemi lavorativi e le tensioni familiari e quotidiane.

Il co-fondatore, Alessandro Pancia, anch’egli Top Voice di LinkedIn, enfatizza il valore del tempo libero non solo per il benessere fisico, ma anche per quello psicologico. “Tuttavia, il semplice riposo non è sufficiente, è cruciale utilizzare questo tempo per coltivare relazioni significative e positive, disconnetterci dal lavoro e arricchire la nostra vita con nuove esperienze e prospettive. Il primo passo per risolvere il problema del work-time bleed, ossia il bilanciamento tra vita personale e professionale, è guardare ai propri confini per vedere se sono dove li vuoi. Pensa a ciò che conta per te: lavoro, famiglia, amici, sport, qualsiasi cosa. Stanno ricevendo abbastanza del tuo tempo e attenzione?”.

Per evitare di diventare un numero dell’ennesima statistica sul burnout e relazionarsi in modo adeguato alla cultura del “sempre attivo” è importante adottare delle precise strategie. Organizzare il lavoro prima di andare in vacanza Questo significa completare tutte le attività importanti e, se necessario, delegare compiti ai colleghi che rimarranno in ufficio durante la tua assenza. “Imparare a delegare non solo allevia il carico di lavoro, ma assicura anche che le responsabilità continuino a essere gestite in modo efficiente durante il periodo di vacanza”, spiega Da Col.

Disconnettersi dai dispositivi tecnologici Limita l’uso di smartphone e di altri dispositivi tecnologici come pc e tablet, evita di controllare le mail di lavoro ed imposta messaggi di risposta automatica comunicando la tua assenza. “Questo distacco permette di ridurre l’ansia legata alle incombenze lavorative e di immergersi nel momento presente” afferma Alessandro Pancia. Programma attività piacevoli Pianifica attività che ti appassionano, come escursioni, letture, sport o hobby che solitamente non hai tempo di praticare. Secondo Alessandro Da Col, è cruciale dedicare del tempo alle attività che amiamo e che spesso trascuriamo durante l’anno, per favorire il benessere e la rigenerazione del nostro corpo e della nostra mente.

Coltiva relazioni. Dedica tempo ai tuoi familiari ed amici, trascorrendo momenti di qualità insieme a loro. Le relazioni personali non solo arricchiscono la nostra vita, ma sono anche fondamentali per rinnovare le nostre energie. Alessandro Pancia sottolinea che le connessioni umane sono essenziali per la salute psicofisica, evidenziando l’importanza di nutrire e valorizzare le relazioni nelle nostre vite quotidiane. Pratica la Mindfulness Meditazione, yoga o semplicemente passeggiate nella natura favoriscono la riduzione dello stress. “La mindfulness ci aiuta a vivere il momento e a ridurre le tensioni accumulate,” spiega Da Col.

Stabilisci confini chiari Definisci chiaramente i confini tra lavoro e tempo libero, comunicandoli ai colleghi e rispettandoli rigorosamente. “I confini non mostrano solo rispetto per se stessi, ma anche per gli altri. “Se continui a lavorare durante le vacanze, potresti involontariamente incoraggiare gli altri a fare lo stesso” avverte Pancia.

Non trasformare la vacanza in una Workcation Riformulare il periodo di ferie come riposo produttivo. Questo aiuterà a non sentirsi in colpa per il tempo libero, riconoscendo che il riposo è essenziale per la produttività a lungo termine. Riuscire a disconnettersi completamente dal lavoro durante le ferie è fondamentale per tornare rigenerati e pronti ad affrontare nuove sfide. “Il riposo non è un lusso, ma una necessità per il nostro benessere e la nostra produttività,” concludono gli esperti.

Fonte: askanews.it

Controllo del peso corporeo

In particolare, eccessive quantità di grasso corporeo aumentano le probabilità di sviluppare: 1

  • problematiche cardiovascolari;
  • problematiche metaboliche
  • ipertensione;
  • apnee notturne;
  • problemi articolari.

Allo stesso modo, l’eccessiva magrezza – anche se meno ricorrente – è un altro aspetto di un enorme problema che può portare alla compromissione di alcune funzioni metaboliche, a una riduzione delle funzioni del sistema immunitario, all’osteoporosi e alla irregolarità del ciclo mestruale nelle donne.

Per questi motivi è importante controllare il proprio peso corporeo attraverso una dieta equilibrata, l’esercizio fisico regolare e uno stile di vita sano.1

Controllo del peso: alimentazione e sport per l’equilibrio del peso corporeo

Il controllo del peso corporeo dipende dal funzionamento del nostro organismo1. L’aumento, la diminuzione o il mantenimento del peso forma dipendono da un equilibrio delicato tra energia assunta (tramite l’alimentazione) e quella bruciata (tramite l’attività fisica e lo svolgimento dei normali processi fisiologici)1. Un eccesso di energia sotto forma di cibo si trasforma in grasso, portando a un aumento di peso, mentre se consumiamo più energia di quella che introduciamo, il corpo è spinto a utilizzare le riserve di grasso per soddisfare le proprie richieste1.

 

Raggiungere un peso corporeo corretto, quindi, è possibile attraverso due azioni:

  1. Una vita attiva dal punto di vista fisico, per esempio praticando sport
  2. Il controllo dell’alimentazione che riduca l’introito calorico ma garantendo l’apporto minimo di tutte le sostanze nutritive indispensabili

Come controllare il peso facendo sport

Prima di tutto, è bene avere uno stile di vita attivo, ovvero dove si tende a ridurre il livello di sedentarietà, magari dovuto al lavoro o allo studio1. Queste piccole modifiche iniziali possono essere fatte sostituendo quando possibile l’utilizzo dell’auto con la bicicletta oppure con una bella camminata e usando le scale anziché l’ascensore1. A queste buone abitudini si può aggiungere la vera e propria attività fisica di almeno venti minuti per quattro o cinque volte a settimana e praticata con una certa intensità.

Lo sport per perdere peso deve avere alcune caratteristiche2:

  1. L’attività fisica costante.
  2. È meglio puntare su attività aerobica come camminare, correre, nuotare e andare in bicicletta.
  3. All’attività aerobica è ottimo aggiungere un’attività di forza per tonificare la muscolatura come addominali, flessioni, pesi.
  4. Lo sport non deve causare dolore, a parte il classico indolenzimento quando si riprende a fare sport dopo un periodo di inattività.
  5. È possibile utilizzare lo sport per perdere peso a qualsiasi età.

L’alimentazione corretta per per l’equilibrio del peso corporeo

L’alimentazione in caso di sovrappeso ha alcune regole generali che valgono per tutti, per esempio è importante scegliere alimenti poveri di grassi, a ridotto contenuto di sale e ad alto valore nutrizionale come cerali, verdura e frutta1. Questi alimenti hanno poche calorie e un buon potere saziante, inoltre forniscono vitamine, minerali e fibre1.

In caso di sovrappeso, oltre alle buone abitudini, è necessario seguire quella che viene comunemente chiamata dieta ipocalorica poiché le regole della sana alimentazione non bastano3. Le diete ipocaloriche sono regimi alimentari altamente controllati, dove le quantità sono stabilite in funzione dell’obiettivo ponderale da raggiungere. La dieta ipocalorica deve essere sempre prescritta da un medico che è in grado di determinare correttamente le percentuali di grassi, carboidrati e proteine in modo personalizzato sull’individuo: per questo andrebbero evitati i sistemi fai-da-te che prevedono regimi ipocalorici drastici3. La dieta ipocalorica deve essere bilanciata e affiancata dall’attività fisica3.

Stress e aumento di peso: quali rimedi?

Lo stress è uno dei problemi più diffusi all’interno della nostra società4. È definito come uno stato di minaccia – reale o percepita – al mantenimento di un equilibrio fisiologico4. Per ritornare all’equilibrio che in caso di stress viene in qualche modo perso, il nostro organismo mette in atto alcune risposte4. È stato dimostrato che lo stress può indurre problemi fisici, comportamentali e psicologici, come: 4

  • mal di testa;
  • stitichezza;
  • fumo;
  • abuso di alcol;
  • cattiva alimentazione;
  • disturbi del sonno;
  • sovrappeso

Lo stress è collegato all’aumento di peso poiché è caratterizzato da4:

  1. Consumo eccessivo di cibi ricchi di grassi e zuccheri
  2. Consumo di cibo cosiddetto “emotivo” o di comfort
  3. Consumo ridotto di frutta e verdura

Inoltre, lo stress e l’aumento di peso sono collegati a causa del cortisolo, una sostanza che viene prodotta in caso di stress4.

La gestione dello stress potrebbe svolgere un ruolo importante nell’equilibrio del peso corporeo, nel miglioramento della composizione corporea e nella prevenzione di vari disturbi. 4

Quali sono i rimedi contro lo stress?

  • Utilizzare tecniche di gestione dello stress, come il rilassamento e la meditazione4
  • Mangiare in modo lento e consapevole, ascoltando i segnali che ci dà il nostro corpo5
  • Registrare i pasti: cosa mangiamo e in quale quantità in modo da rendersi conto dell’eventuale abuso di comfort food ricco di zuccheri e grassi5
  • Evitare di tenere in casa cibi poco sani, ricchi di zuccheri e grassi5
  • Dedicarsi ad attività piacevoli e ricreative, per ridurre lo stress5

Abbronzatura

Ti chiedi come abbronzarsi senza bruciarsi? Molto dipende proprio dalle caratteristiche della tua pelle, ma non solo. Approfondisci i nostri consigli per un’abbronzatura sana.

Perché non mi abbronzo?

La pelle è un organo che non solo riveste il nostro organismo ma costituisce una vera e propria barriera contro gli agenti esterni, siano essi di natura fisica, chimica o biologica.1

Oltre a quella di protezione, la pelle presenta numerose altre funzioni, quali:2

  • regolazione della temperatura e della perdita di acqua;
  • produzione di vitamina D;
  • produzione di sudore;
  • organo sensoriale del tatto.

Pertanto la pelle è una struttura importante di cui dobbiamo prenderci cura per mantenere uno stato di benessere generale.

La pelle, o cute, è formata da 3 strati che, dal più esterno al più interno, sono denominati:2

  • epidermide;
  • derma;
  • ipoderma.

I melanociti sono cellule presenti nell’epidermide e deputati alla produzione di melanina, la sostanza responsabile della pigmentazione della nostra pelle.2

La luce solare che raggiunge la Terra è una combinazione di raggi UVB e UVA.3 Quando ci esponiamo alla luce UVB, questa stimola il rilascio di melanina che agisce come uno schermo solare, proteggendoci contro i danni della radiazione UV.2 La melanina assorbe i raggi UV e quindi riduce i danni alla pelle.4Infatti, la radiazione solare UV può danneggiare le molecole che compongono le nostre cellule con il rischio di causare nel tempo problemi anche gravi.1 La luce UVA, ad esempio, può favorire la formazione dei cosiddetti radicali liberi.1 Allo stesso modo, anche esposizione alla luce UVB può determinare dei danni alla pelle.1

Pertanto, l’abbronzatura è causata da un aumento dell’attività e del numero dei melanociti all’interno della nostra pelle.5

Come abbronzarsi velocemente: i nostri consigli sull’alimentazione

Vacanze estive al mare, tuffi in piscina e vacanze invernali sulla neve sono tutte situazioni divertenti e rilassanti che però possono stressare la nostra pelle e contribuire, attraverso l’esposizione solare, a danneggiarla, soprattutto se abbiamo la pelle molto chiara.6

Ecco alcuni consigli generali:

  • se pratichi lo sci o vacanze in montagna anche nei mesi invernali, ricorda di utilizzare una buona protezione solare perché le radiazioni UV possono aumentare con l’altitudine e il ghiaccio e la neve possono rifletterli;6
  • utilizza un abbigliamento fotoprotettivo e degli occhiali da sole per proteggere non solo gli occhi ma anche la pelle attorno.6

Inoltre, puoi aiutare la tua pelle ad avere un’abbronzatura senza rischi grazie a una corretta alimentazione, cioè assumendo cibi che possono contribuire a neutralizzare i radicali liberi che si sono formati in risposta ai raggi UV e prevenire l’invecchiamento della pelle.7 Infatti, sebbene non vi siano alimenti che contengano melanina, è possibile assumere cibi che ci riforniscano di carotenoidi.7 I carotenoidi sono un gruppo di pigmenti naturali comunemente presenti in natura e che hanno un’azione antiossidante di difesa della pelle.4

In genere gli alimenti che contengono carotenoidi sono rappresentati da frutta e verdure gialle e rosso-arancioni, quali:7

  • pomodori;
  • anguria;
  • fragole;
  • peperoni;
  • pesche;
  • albicocche;
  • carote;
  • spinaci;
  • radicchio rosso.

Oltre a questi, gli alimenti utili per un’abbronzatura veloce e duratura sono:7

  • tutti gli alimenti di colore rosso, ricchi di antiossidanti che prevengono l’invecchiamento della pelle e forniscono protezione dal sole;
  • vitamina C, presente nel kiwi, nella papaya, nel mango, nell’ananas e nei mirtilli;
  • vitamina E, presente nell’olio extravergine di oliva e nell’olio di girasole;
  • gli acidi grassi polinsaturi, presenti nelle noci e nel pesce, come acciughe e aringhe.

Infine non dimenticare l’idratazione, soprattutto in estate: bere circa 3 litri di acqua al giorno aiuta la nostra pelle a mantenersi elastica e a prevenire la secchezza e l’esfoliazione.7

Consigli per l’abbronzatura: il ruolo degli integratori

Per avere un’abbronzatura veloce e duratura, una corretta alimentazione e l’utilizzo di schermi solari e dispositivi fisici sono elementi molto importanti; tuttavia, puoi supportare il tuo benessere e il raggiungimento di un’abbronzatura sanaanche attraverso l’impiego di un integratore specificamente formulato con sostanze utili al benessere della tua pelle e che contenga nutrienti che puoi acquisire normalmente con la dieta:

  • beta-carotene, che protegge la pelle dall’azione dell’esposizione solare;8
  • vitamina C e vitamina E che contribuiscono alla protezione dei costituenti delle cellule dal danno ossidativo;9,10
  • rame che contribuisce alla normale pigmentazione della pelle e dei capelli.11

Infatti, è importante ricordare che gli integratori alimentari non sono dei sostituti di una dieta corretta ma un supporto a una dieta e uno stile di vita sani. Parla con il tuo medico: prendersi cura della propria pelle è importante per mantenere il nostro benessere generale.

Con 15 o più episodi l’ora apnee notturne per oltre 4 mln italiani

Esperti SIE: ecco i dieci segnali per riconoscerli

I disturbi respiratori nel sonno e le apnee notturne sotto i riflettori del 110mo Congresso Nazionale della SIOeChCf – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale in corso a Bergamo Fiera fino al 25 maggio. “Il tema delle Apnee notturne e, quindi, della cosiddetta Osas – malattia ostruttiva delle vie respiratorie nel sonno -, è diventato negli ultimi anni di grande attualità perchè si sono finalmente posti al centro e approfonditi i tantissimi problemi e le patologie correlate che influiscono in maniera sostanziale sulla qualità di vita del paziente. In questo convegno specialisti di primordine del settore si sono alternati sul palco, ed è giusto che questo argomento trovi il suo canale di sensibilizzazione verso i pazienti affinchè non si sottovaluti questo problema che ha un impatto sociale sia in termini assistenziali che terapeutici non indifferenti”, introduce Giovanni Danesi, presidente del Congresso. “È una patologia che interessa ben 30 milioni di italiani, uomini e donne. La maggior parte dei casi è in forma lieve e si manifesta di solito con un russamento semplice – spiega il Andrea De Vito, Direttore dell’UO di Otorinolaringoiatria negli ospedali di Forlì e Faenza, dottorato PhD in Medicina del Sonno e coordinatore della commissione scientifica nazionale sui disturbi del sonno della SIO&ChCf – . Ci sono, però, ben 4 milioni di italiani a rischio di gravi conseguenze perché, nei loro casi, l’interruzione del respiro notturno avviene per 15 o più volte l’ora. Ciò significa che per 15 volte, tutti gli organi del corpo soffrono di un’ischemia temporanea”. L’apnea è un’occlusione delle vie respiratorie a livello faringeo. Avviene di notte perché dormendo perdiamo tono muscolare e, conseguentemente, è più facile che le strutture anatomiche della bocca e della gola collassino. Negli adulti la principale causa di apnee notturne è l’obesità e più in generale l’essere in condizioni di sovrappeso: il deposito di grasso sia sul collo che sull’addome determina l’occlusione delle vie respiratorie a livello faringeo mentre si dorme, causando l’apnea respiratoria. A questo si possono poi aggiungere fattori genetici e fattori anatomici come le malformazioni connesse a sindromi rare o più semplicemente l’aumento di volume di alcune strutture della gola, per esempio le tonsille. In tutto il mondo, perciò, le apnee notturne crescono all’aumentare del sovrappeso nella popolazione. Anche nei bambini le apnee sono frequenti (tra l’1 e il 5% della popolazione italiana) e si manifestano principalmente tra i 4 e i 6 anni (ma possono iniziare anche a 2 anni). La causa principale è l’ipertrofia cioè l’ingrandimento adeno-tonsillare. “È importante la vigilanza dei genitori nel cogliere le irregolarità nel respiro notturno – riprende De Vito – perché chi soffre di apnee da bambino, se non viene trattato ne soffrirà sicuramente anche da adulto”. Oggigiorno, 8 bambini su 10 che si sottopongono all’asportazione chirurgica delle tonsille, lo fanno in seguito a diagnosi di apnea. Ma è negli adulti che le conseguenze delle apnee notturne sono più gravi. “Quando gli episodi superano i 15 all’ora – prosegue De Vito – l’apnea diventa un fattore di rischio indipendente per le patologie cardiovascolari e favorisce l’insorgenza del diabete, del reflusso gastroesofageo e dell’ipertensione, a loro volta causa di malattie dell’apparato cardiocircolatorio. Le apnee notturne, inoltre, creano forte sonnolenza diurna, diventando una causa pericolosissima di incidenti stradali e colpi di sonno alla guida”. Oggi le cure mediche messe a punto per questa patologia possono essere considerate all’avanguardia. “La perdita di peso rappresenta la principale forma di prevenzione e cura delle apnee notturne. Poi ci sono gli ultimi ritrovati scientifici – ha spiegato De Vito – oltre alla terapia ventilatoria che rimane sempre la prima scelta, tra le cure d’avanguardia, si contano le cosiddette ‘oral appliances’, ovvero un byte notturno da mettere in bocca simile a quelli impiegati dai dentisti e utile ad aumentare lo spazio contenuto all’interno della bocca e di conseguenza aprire il palato, mantenendo aperte le vie aeree. Un’altra opzione è quella di un neurostimolatore che, inserito chirurgicamente nella zona del mento, ha la funzione di stimolare mentre si dorme, grazie alla prossimità al nervo ipoglosso, i muscoli della lingua e facilitare la respirazione notturna. Si tratta di un’applicazione medica ancora non ancora diffusa in Italia ma utilizzata su larga scala negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei”. In entrambi i casi l’efficacia della terapia dipende, in parte, dalla stabile riduzione del peso corporeo. Ad oggi però anche la chirurgia ricostruttiva del faringe (faringoplastica) rappresenta, in casi selezionati, una valida terapia per le apnee nel sonno.

Fonte: askanews.it

Salute: secchezza oculare in aumento, allarme anche per i bambini

Patologie e cure oculistiche: oltre 600 esperti a convegno a Napoli

Troppe ore a fissare monitor e cellulari: per bambini e giovanissimi si tratta un fattore di rischio per patologie dell’occhio che ha già portato ad oggi ad uno stato emergenziale. In Italia sono dieci milioni le persone che soffrono di secchezza oculare – Dry-Eye-, patologie in drastico aumento anche in età pediatrica. Se ne è discusso al congresso nazionale “Napoli 2024: Cataratta, Refrattiva e Superficie oculare – Come migliorare la qualità della vita delle persone” organizzato dal professore Vincenzo Orfeo, direttore Unità operativa di Oculistica della Clinica Mediterranea di Napoli.

“Possiamo parlare di un’emergenza, che colpisce sia i bambini sia le persone adulte sia gli anziani, ed è legata all’alterazione della superficie oculare: parliamo quindi di ‘Dry-Eye’, o come viene anche chiamato ‘occhio asciutto’, ‘occhio secco’ – dice il professore Vincenzo Orfeo, direttore Unità operativa di Oculistica della Clinica Mediterranea di Napoli – Il Dry-Eye si incrementa quando ci si espone in modo prolungato agli schermi del computer, dei tablet, dei cellulari, abitudine purtroppo sempre più diffusa tra i bambini. Dobbiamo evitare che i bambini passino ore davanti agli schermi, dobbiamo farli uscire all’aria aperta. Lasciandoli davanti agli schermi stiamo creando dei potenziali malati. I bambini hanno una grande superficie oculare, con grande possibilità di recupero, ma non è possibile stressarli in continuazione, perché il recupero ha un limite”.

Tra gli adulti la categoria più esposta ai rischi di questa patologia sono quanti lavorano al computer in modo continuativo durante tutta la giornata. “E’ importante prevenire, e affrontare quest’argomento – prosegue Orfeo – ci sono in Italia 10 milioni di persone che soffrono di Dry-Eye. Ma vi assicuro che nei prossimi anni, se non cambiamo le nostre abitudini, saranno molti di più”.

Nel corso dell’Incontro che ha registrato la partecipazione di oltre 600 esperti e 155 relatori si è parlato anche di ricerca in abito oculistico, che vede Napoli vantare un’eccellenza riguardo le terapie geniche di malattie rare.

“Siamo impegnati da anni nella ricerca di cure di malattie rare, le distrofie retiniche ereditarie genetiche, che colpiscono i bambini alla nascita o nei primi anni di vita, rendendoli ciechi e per le quali non esistono cure – dice Francesca Simonelli, ordinario di Malattie dell’apparato visivo presso l’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli” – Oggi abbiamo una terapia genica che corregge il difetto genetico che determina la malattia, per la quale abbiamo un casistica importante, la più ampia in Europa, avendo già curato 30 persone, bambini ed adulti, con risultati davvero incoraggianti”.

Il congresso ha ospitato infine la chiusura di un progetto di prevenzione sul territorio portato avanti dalla Fondazione “OneSight EssilorLuxottica”, che per due mesi ha previsto l’impegno di oculisti a Scampia per vistare gratuitamente oltre mille pazienti.

Fonte: askanews.it

ALLERGIA

Con l’arrivo della bella stagione arrivano anche le allergie stagionali. Naso che cola, starnuti continui e occhi gonfi possono rendere problematiche le giornate dei soggetti allergici.

COSA É LA RINITE ALLERGICA?

La rinite allergica, spesso chiamata anche “raffreddore da fieno” è caratterizzata da una infiammazione delle mucose nasali scatenata dall’esposizione a una sostanza (allergene) a cui il sistema immunitario delle persone allergiche reagisce in modo improprio. In altre parole, il sistema immunitario di alcuni individui risponde esageratamente a sostanze che in genere sono innocue, considerandole al contrario dannose e producendo anticorpi specifici (IgE) per combatterle. Le IgE, a loro volta si legano ad altre cellule del sistema immunitario, i mastociti, che rilasciano grandi quantità di istamina, sostanza che provoca la dilatazione dei capillari arteriosi, induce la secrezione di muco acquoso, stimola le terminazioni nervose provocando la sensazione di prurito e gli starnuti, infine richiama nei tessuti il plasma sanguigno che provoca così l’edema della parte interessata.

SINTOMI

I sintomi della rinite allergica sono simili a quelli del comune raffreddore.

  • starnuti
  • prurito al naso e agli occhi
  • occhi rossi e lacrimazione
  • produzione di muco
  • congestione nasale

In alcuni casi i sintomi possono essere più gravi e causare disturbi del sonno e difficoltà a respirare.

QUALCHE CONSIGLIO PER RIDURRE I SINTOMI DELL’ALLERGIA

Le persone che soffrono di allergia possono adottare piccoli accorgimenti per ridurne i sintomi, cercando di evitare o ridurre il contatto con gli allergeni. È preferibile, ad esempio, evitare le zone di campagna, soprattutto durante le giornate molte ventose. Al rientro a casa, dopo una giornata all’aperto, fare subito una doccia e cambiarsi i vestiti, in modo da rimuovere tutti gli allergeni rimasti sui vestiti e sulla pelle. È buona norma sciacquarsi spesso il viso e fare lavaggi nasali.

Sia in casa che in macchina è utile utilizzare condizionatori che filtrano l’aria dall’esterno, accertandosi ovviamente che i filtri siano puliti.

L’ASSE INTESTINO-CERVELLO

COSA SI INTENDE PER “ASSE INTESTINO CERVELLO”?

Con il termine intestino-cervello si intende la delicata comunicazione bidirezionale costante tra il tratto gastrointestinale e il cervello, i quali sono in grado di influenzarsi reciprocamente. Non a caso infatti nel linguaggio di tutti i giorni si parla di farfalle nello stomaco, sensazione di pancia,parlare di pancia. Nonostante questo, solo recentemente gli scienziati hanno iniziato a studiare a fondo i meccanismi che legano questi due distretti apparentemente lontani. La comunicazione tra intestino e cervello è il fulcro di un’area di ricerca che nell’ultimo trentennio sta prendendo piede, la gastroenterolgia, la quale affronta i problemi gastrointestinali anche dal punto di vista dell’interazione tra apparato digerente e sistema nervoso che sta portando a nuovi sviluppi e nuove opzioni terapeutiche. Sono sempre più numerose le evidenze scientifiche che sottolineano la stretta correlazione tra microbiota e cervello.

COME FUNZIONA L’ASSE INTESTINO-CERVELLO?

Gli studi scientifici si sono spinti oltre, andando a svelare i meccanismi che stanno alla base della profonda connessione dell’asse intestino-cervello. Ebbene, questi hanno dimostrato che il nostro microbiota sia in grado di modulare la risposta allo stress, lo stato infiammatorio del nostro organismo, il tono dell’umore, l’ansia, l’appetito ed alcune funzioni cognitive.

Infatti il microbiota produce alcune sostanze, come ad esempio acidi grassi a catena corta, citochine e neurotrasmettitori, che modulano l’attività cerebrale in modo diretto, ma anche indirettamente attraverso gli effetti sul sistema immunitario. Allo stesso modo, anche il cervello è in grado di influenzare il microbiota, sia attraverso molecole prodotte dal sistema immunitario, sia attraverso il rilascio di ormoni.

Non si può non citare il ruolo importantissimo che gioca il nervo vago in questa interconnessione dell’asse intestino-cervello. Il nervo vago è un componente del sistema nervoso parasimpatico e via di comunicazione tra cervello e intestino, che partecipa attivamente alle interazioni bidirezionali che avvengono tra i due (perturbazioni del vago possono comportare disfunzioni del sistema nervoso centrale, come disturbi dell’umore o malattie neurodegenerative oppure alcune patologie gastrointestinali come la sindrome dell’intestino irritabile).

 Fonte: NatrixLab