Controllo del peso corporeo

In particolare, eccessive quantità di grasso corporeo aumentano le probabilità di sviluppare: 1

  • problematiche cardiovascolari;
  • problematiche metaboliche
  • ipertensione;
  • apnee notturne;
  • problemi articolari.

Allo stesso modo, l’eccessiva magrezza – anche se meno ricorrente – è un altro aspetto di un enorme problema che può portare alla compromissione di alcune funzioni metaboliche, a una riduzione delle funzioni del sistema immunitario, all’osteoporosi e alla irregolarità del ciclo mestruale nelle donne.

Per questi motivi è importante controllare il proprio peso corporeo attraverso una dieta equilibrata, l’esercizio fisico regolare e uno stile di vita sano.1

Controllo del peso: alimentazione e sport per l’equilibrio del peso corporeo

Il controllo del peso corporeo dipende dal funzionamento del nostro organismo1. L’aumento, la diminuzione o il mantenimento del peso forma dipendono da un equilibrio delicato tra energia assunta (tramite l’alimentazione) e quella bruciata (tramite l’attività fisica e lo svolgimento dei normali processi fisiologici)1. Un eccesso di energia sotto forma di cibo si trasforma in grasso, portando a un aumento di peso, mentre se consumiamo più energia di quella che introduciamo, il corpo è spinto a utilizzare le riserve di grasso per soddisfare le proprie richieste1.

 

Raggiungere un peso corporeo corretto, quindi, è possibile attraverso due azioni:

  1. Una vita attiva dal punto di vista fisico, per esempio praticando sport
  2. Il controllo dell’alimentazione che riduca l’introito calorico ma garantendo l’apporto minimo di tutte le sostanze nutritive indispensabili

Come controllare il peso facendo sport

Prima di tutto, è bene avere uno stile di vita attivo, ovvero dove si tende a ridurre il livello di sedentarietà, magari dovuto al lavoro o allo studio1. Queste piccole modifiche iniziali possono essere fatte sostituendo quando possibile l’utilizzo dell’auto con la bicicletta oppure con una bella camminata e usando le scale anziché l’ascensore1. A queste buone abitudini si può aggiungere la vera e propria attività fisica di almeno venti minuti per quattro o cinque volte a settimana e praticata con una certa intensità.

Lo sport per perdere peso deve avere alcune caratteristiche2:

  1. L’attività fisica costante.
  2. È meglio puntare su attività aerobica come camminare, correre, nuotare e andare in bicicletta.
  3. All’attività aerobica è ottimo aggiungere un’attività di forza per tonificare la muscolatura come addominali, flessioni, pesi.
  4. Lo sport non deve causare dolore, a parte il classico indolenzimento quando si riprende a fare sport dopo un periodo di inattività.
  5. È possibile utilizzare lo sport per perdere peso a qualsiasi età.

L’alimentazione corretta per per l’equilibrio del peso corporeo

L’alimentazione in caso di sovrappeso ha alcune regole generali che valgono per tutti, per esempio è importante scegliere alimenti poveri di grassi, a ridotto contenuto di sale e ad alto valore nutrizionale come cerali, verdura e frutta1. Questi alimenti hanno poche calorie e un buon potere saziante, inoltre forniscono vitamine, minerali e fibre1.

In caso di sovrappeso, oltre alle buone abitudini, è necessario seguire quella che viene comunemente chiamata dieta ipocalorica poiché le regole della sana alimentazione non bastano3. Le diete ipocaloriche sono regimi alimentari altamente controllati, dove le quantità sono stabilite in funzione dell’obiettivo ponderale da raggiungere. La dieta ipocalorica deve essere sempre prescritta da un medico che è in grado di determinare correttamente le percentuali di grassi, carboidrati e proteine in modo personalizzato sull’individuo: per questo andrebbero evitati i sistemi fai-da-te che prevedono regimi ipocalorici drastici3. La dieta ipocalorica deve essere bilanciata e affiancata dall’attività fisica3.

Stress e aumento di peso: quali rimedi?

Lo stress è uno dei problemi più diffusi all’interno della nostra società4. È definito come uno stato di minaccia – reale o percepita – al mantenimento di un equilibrio fisiologico4. Per ritornare all’equilibrio che in caso di stress viene in qualche modo perso, il nostro organismo mette in atto alcune risposte4. È stato dimostrato che lo stress può indurre problemi fisici, comportamentali e psicologici, come: 4

  • mal di testa;
  • stitichezza;
  • fumo;
  • abuso di alcol;
  • cattiva alimentazione;
  • disturbi del sonno;
  • sovrappeso

Lo stress è collegato all’aumento di peso poiché è caratterizzato da4:

  1. Consumo eccessivo di cibi ricchi di grassi e zuccheri
  2. Consumo di cibo cosiddetto “emotivo” o di comfort
  3. Consumo ridotto di frutta e verdura

Inoltre, lo stress e l’aumento di peso sono collegati a causa del cortisolo, una sostanza che viene prodotta in caso di stress4.

La gestione dello stress potrebbe svolgere un ruolo importante nell’equilibrio del peso corporeo, nel miglioramento della composizione corporea e nella prevenzione di vari disturbi. 4

Quali sono i rimedi contro lo stress?

  • Utilizzare tecniche di gestione dello stress, come il rilassamento e la meditazione4
  • Mangiare in modo lento e consapevole, ascoltando i segnali che ci dà il nostro corpo5
  • Registrare i pasti: cosa mangiamo e in quale quantità in modo da rendersi conto dell’eventuale abuso di comfort food ricco di zuccheri e grassi5
  • Evitare di tenere in casa cibi poco sani, ricchi di zuccheri e grassi5
  • Dedicarsi ad attività piacevoli e ricreative, per ridurre lo stress5

Abbronzatura

Ti chiedi come abbronzarsi senza bruciarsi? Molto dipende proprio dalle caratteristiche della tua pelle, ma non solo. Approfondisci i nostri consigli per un’abbronzatura sana.

Perché non mi abbronzo?

La pelle è un organo che non solo riveste il nostro organismo ma costituisce una vera e propria barriera contro gli agenti esterni, siano essi di natura fisica, chimica o biologica.1

Oltre a quella di protezione, la pelle presenta numerose altre funzioni, quali:2

  • regolazione della temperatura e della perdita di acqua;
  • produzione di vitamina D;
  • produzione di sudore;
  • organo sensoriale del tatto.

Pertanto la pelle è una struttura importante di cui dobbiamo prenderci cura per mantenere uno stato di benessere generale.

La pelle, o cute, è formata da 3 strati che, dal più esterno al più interno, sono denominati:2

  • epidermide;
  • derma;
  • ipoderma.

I melanociti sono cellule presenti nell’epidermide e deputati alla produzione di melanina, la sostanza responsabile della pigmentazione della nostra pelle.2

La luce solare che raggiunge la Terra è una combinazione di raggi UVB e UVA.3 Quando ci esponiamo alla luce UVB, questa stimola il rilascio di melanina che agisce come uno schermo solare, proteggendoci contro i danni della radiazione UV.2 La melanina assorbe i raggi UV e quindi riduce i danni alla pelle.4Infatti, la radiazione solare UV può danneggiare le molecole che compongono le nostre cellule con il rischio di causare nel tempo problemi anche gravi.1 La luce UVA, ad esempio, può favorire la formazione dei cosiddetti radicali liberi.1 Allo stesso modo, anche esposizione alla luce UVB può determinare dei danni alla pelle.1

Pertanto, l’abbronzatura è causata da un aumento dell’attività e del numero dei melanociti all’interno della nostra pelle.5

Come abbronzarsi velocemente: i nostri consigli sull’alimentazione

Vacanze estive al mare, tuffi in piscina e vacanze invernali sulla neve sono tutte situazioni divertenti e rilassanti che però possono stressare la nostra pelle e contribuire, attraverso l’esposizione solare, a danneggiarla, soprattutto se abbiamo la pelle molto chiara.6

Ecco alcuni consigli generali:

  • se pratichi lo sci o vacanze in montagna anche nei mesi invernali, ricorda di utilizzare una buona protezione solare perché le radiazioni UV possono aumentare con l’altitudine e il ghiaccio e la neve possono rifletterli;6
  • utilizza un abbigliamento fotoprotettivo e degli occhiali da sole per proteggere non solo gli occhi ma anche la pelle attorno.6

Inoltre, puoi aiutare la tua pelle ad avere un’abbronzatura senza rischi grazie a una corretta alimentazione, cioè assumendo cibi che possono contribuire a neutralizzare i radicali liberi che si sono formati in risposta ai raggi UV e prevenire l’invecchiamento della pelle.7 Infatti, sebbene non vi siano alimenti che contengano melanina, è possibile assumere cibi che ci riforniscano di carotenoidi.7 I carotenoidi sono un gruppo di pigmenti naturali comunemente presenti in natura e che hanno un’azione antiossidante di difesa della pelle.4

In genere gli alimenti che contengono carotenoidi sono rappresentati da frutta e verdure gialle e rosso-arancioni, quali:7

  • pomodori;
  • anguria;
  • fragole;
  • peperoni;
  • pesche;
  • albicocche;
  • carote;
  • spinaci;
  • radicchio rosso.

Oltre a questi, gli alimenti utili per un’abbronzatura veloce e duratura sono:7

  • tutti gli alimenti di colore rosso, ricchi di antiossidanti che prevengono l’invecchiamento della pelle e forniscono protezione dal sole;
  • vitamina C, presente nel kiwi, nella papaya, nel mango, nell’ananas e nei mirtilli;
  • vitamina E, presente nell’olio extravergine di oliva e nell’olio di girasole;
  • gli acidi grassi polinsaturi, presenti nelle noci e nel pesce, come acciughe e aringhe.

Infine non dimenticare l’idratazione, soprattutto in estate: bere circa 3 litri di acqua al giorno aiuta la nostra pelle a mantenersi elastica e a prevenire la secchezza e l’esfoliazione.7

Consigli per l’abbronzatura: il ruolo degli integratori

Per avere un’abbronzatura veloce e duratura, una corretta alimentazione e l’utilizzo di schermi solari e dispositivi fisici sono elementi molto importanti; tuttavia, puoi supportare il tuo benessere e il raggiungimento di un’abbronzatura sanaanche attraverso l’impiego di un integratore specificamente formulato con sostanze utili al benessere della tua pelle e che contenga nutrienti che puoi acquisire normalmente con la dieta:

  • beta-carotene, che protegge la pelle dall’azione dell’esposizione solare;8
  • vitamina C e vitamina E che contribuiscono alla protezione dei costituenti delle cellule dal danno ossidativo;9,10
  • rame che contribuisce alla normale pigmentazione della pelle e dei capelli.11

Infatti, è importante ricordare che gli integratori alimentari non sono dei sostituti di una dieta corretta ma un supporto a una dieta e uno stile di vita sani. Parla con il tuo medico: prendersi cura della propria pelle è importante per mantenere il nostro benessere generale.

Con 15 o più episodi l’ora apnee notturne per oltre 4 mln italiani

Esperti SIE: ecco i dieci segnali per riconoscerli

I disturbi respiratori nel sonno e le apnee notturne sotto i riflettori del 110mo Congresso Nazionale della SIOeChCf – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale in corso a Bergamo Fiera fino al 25 maggio. “Il tema delle Apnee notturne e, quindi, della cosiddetta Osas – malattia ostruttiva delle vie respiratorie nel sonno -, è diventato negli ultimi anni di grande attualità perchè si sono finalmente posti al centro e approfonditi i tantissimi problemi e le patologie correlate che influiscono in maniera sostanziale sulla qualità di vita del paziente. In questo convegno specialisti di primordine del settore si sono alternati sul palco, ed è giusto che questo argomento trovi il suo canale di sensibilizzazione verso i pazienti affinchè non si sottovaluti questo problema che ha un impatto sociale sia in termini assistenziali che terapeutici non indifferenti”, introduce Giovanni Danesi, presidente del Congresso. “È una patologia che interessa ben 30 milioni di italiani, uomini e donne. La maggior parte dei casi è in forma lieve e si manifesta di solito con un russamento semplice – spiega il Andrea De Vito, Direttore dell’UO di Otorinolaringoiatria negli ospedali di Forlì e Faenza, dottorato PhD in Medicina del Sonno e coordinatore della commissione scientifica nazionale sui disturbi del sonno della SIO&ChCf – . Ci sono, però, ben 4 milioni di italiani a rischio di gravi conseguenze perché, nei loro casi, l’interruzione del respiro notturno avviene per 15 o più volte l’ora. Ciò significa che per 15 volte, tutti gli organi del corpo soffrono di un’ischemia temporanea”. L’apnea è un’occlusione delle vie respiratorie a livello faringeo. Avviene di notte perché dormendo perdiamo tono muscolare e, conseguentemente, è più facile che le strutture anatomiche della bocca e della gola collassino. Negli adulti la principale causa di apnee notturne è l’obesità e più in generale l’essere in condizioni di sovrappeso: il deposito di grasso sia sul collo che sull’addome determina l’occlusione delle vie respiratorie a livello faringeo mentre si dorme, causando l’apnea respiratoria. A questo si possono poi aggiungere fattori genetici e fattori anatomici come le malformazioni connesse a sindromi rare o più semplicemente l’aumento di volume di alcune strutture della gola, per esempio le tonsille. In tutto il mondo, perciò, le apnee notturne crescono all’aumentare del sovrappeso nella popolazione. Anche nei bambini le apnee sono frequenti (tra l’1 e il 5% della popolazione italiana) e si manifestano principalmente tra i 4 e i 6 anni (ma possono iniziare anche a 2 anni). La causa principale è l’ipertrofia cioè l’ingrandimento adeno-tonsillare. “È importante la vigilanza dei genitori nel cogliere le irregolarità nel respiro notturno – riprende De Vito – perché chi soffre di apnee da bambino, se non viene trattato ne soffrirà sicuramente anche da adulto”. Oggigiorno, 8 bambini su 10 che si sottopongono all’asportazione chirurgica delle tonsille, lo fanno in seguito a diagnosi di apnea. Ma è negli adulti che le conseguenze delle apnee notturne sono più gravi. “Quando gli episodi superano i 15 all’ora – prosegue De Vito – l’apnea diventa un fattore di rischio indipendente per le patologie cardiovascolari e favorisce l’insorgenza del diabete, del reflusso gastroesofageo e dell’ipertensione, a loro volta causa di malattie dell’apparato cardiocircolatorio. Le apnee notturne, inoltre, creano forte sonnolenza diurna, diventando una causa pericolosissima di incidenti stradali e colpi di sonno alla guida”. Oggi le cure mediche messe a punto per questa patologia possono essere considerate all’avanguardia. “La perdita di peso rappresenta la principale forma di prevenzione e cura delle apnee notturne. Poi ci sono gli ultimi ritrovati scientifici – ha spiegato De Vito – oltre alla terapia ventilatoria che rimane sempre la prima scelta, tra le cure d’avanguardia, si contano le cosiddette ‘oral appliances’, ovvero un byte notturno da mettere in bocca simile a quelli impiegati dai dentisti e utile ad aumentare lo spazio contenuto all’interno della bocca e di conseguenza aprire il palato, mantenendo aperte le vie aeree. Un’altra opzione è quella di un neurostimolatore che, inserito chirurgicamente nella zona del mento, ha la funzione di stimolare mentre si dorme, grazie alla prossimità al nervo ipoglosso, i muscoli della lingua e facilitare la respirazione notturna. Si tratta di un’applicazione medica ancora non ancora diffusa in Italia ma utilizzata su larga scala negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei”. In entrambi i casi l’efficacia della terapia dipende, in parte, dalla stabile riduzione del peso corporeo. Ad oggi però anche la chirurgia ricostruttiva del faringe (faringoplastica) rappresenta, in casi selezionati, una valida terapia per le apnee nel sonno.

Fonte: askanews.it

Salute: secchezza oculare in aumento, allarme anche per i bambini

Patologie e cure oculistiche: oltre 600 esperti a convegno a Napoli

Troppe ore a fissare monitor e cellulari: per bambini e giovanissimi si tratta un fattore di rischio per patologie dell’occhio che ha già portato ad oggi ad uno stato emergenziale. In Italia sono dieci milioni le persone che soffrono di secchezza oculare – Dry-Eye-, patologie in drastico aumento anche in età pediatrica. Se ne è discusso al congresso nazionale “Napoli 2024: Cataratta, Refrattiva e Superficie oculare – Come migliorare la qualità della vita delle persone” organizzato dal professore Vincenzo Orfeo, direttore Unità operativa di Oculistica della Clinica Mediterranea di Napoli.

“Possiamo parlare di un’emergenza, che colpisce sia i bambini sia le persone adulte sia gli anziani, ed è legata all’alterazione della superficie oculare: parliamo quindi di ‘Dry-Eye’, o come viene anche chiamato ‘occhio asciutto’, ‘occhio secco’ – dice il professore Vincenzo Orfeo, direttore Unità operativa di Oculistica della Clinica Mediterranea di Napoli – Il Dry-Eye si incrementa quando ci si espone in modo prolungato agli schermi del computer, dei tablet, dei cellulari, abitudine purtroppo sempre più diffusa tra i bambini. Dobbiamo evitare che i bambini passino ore davanti agli schermi, dobbiamo farli uscire all’aria aperta. Lasciandoli davanti agli schermi stiamo creando dei potenziali malati. I bambini hanno una grande superficie oculare, con grande possibilità di recupero, ma non è possibile stressarli in continuazione, perché il recupero ha un limite”.

Tra gli adulti la categoria più esposta ai rischi di questa patologia sono quanti lavorano al computer in modo continuativo durante tutta la giornata. “E’ importante prevenire, e affrontare quest’argomento – prosegue Orfeo – ci sono in Italia 10 milioni di persone che soffrono di Dry-Eye. Ma vi assicuro che nei prossimi anni, se non cambiamo le nostre abitudini, saranno molti di più”.

Nel corso dell’Incontro che ha registrato la partecipazione di oltre 600 esperti e 155 relatori si è parlato anche di ricerca in abito oculistico, che vede Napoli vantare un’eccellenza riguardo le terapie geniche di malattie rare.

“Siamo impegnati da anni nella ricerca di cure di malattie rare, le distrofie retiniche ereditarie genetiche, che colpiscono i bambini alla nascita o nei primi anni di vita, rendendoli ciechi e per le quali non esistono cure – dice Francesca Simonelli, ordinario di Malattie dell’apparato visivo presso l’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli” – Oggi abbiamo una terapia genica che corregge il difetto genetico che determina la malattia, per la quale abbiamo un casistica importante, la più ampia in Europa, avendo già curato 30 persone, bambini ed adulti, con risultati davvero incoraggianti”.

Il congresso ha ospitato infine la chiusura di un progetto di prevenzione sul territorio portato avanti dalla Fondazione “OneSight EssilorLuxottica”, che per due mesi ha previsto l’impegno di oculisti a Scampia per vistare gratuitamente oltre mille pazienti.

Fonte: askanews.it

ALLERGIA

Con l’arrivo della bella stagione arrivano anche le allergie stagionali. Naso che cola, starnuti continui e occhi gonfi possono rendere problematiche le giornate dei soggetti allergici.

COSA É LA RINITE ALLERGICA?

La rinite allergica, spesso chiamata anche “raffreddore da fieno” è caratterizzata da una infiammazione delle mucose nasali scatenata dall’esposizione a una sostanza (allergene) a cui il sistema immunitario delle persone allergiche reagisce in modo improprio. In altre parole, il sistema immunitario di alcuni individui risponde esageratamente a sostanze che in genere sono innocue, considerandole al contrario dannose e producendo anticorpi specifici (IgE) per combatterle. Le IgE, a loro volta si legano ad altre cellule del sistema immunitario, i mastociti, che rilasciano grandi quantità di istamina, sostanza che provoca la dilatazione dei capillari arteriosi, induce la secrezione di muco acquoso, stimola le terminazioni nervose provocando la sensazione di prurito e gli starnuti, infine richiama nei tessuti il plasma sanguigno che provoca così l’edema della parte interessata.

SINTOMI

I sintomi della rinite allergica sono simili a quelli del comune raffreddore.

  • starnuti
  • prurito al naso e agli occhi
  • occhi rossi e lacrimazione
  • produzione di muco
  • congestione nasale

In alcuni casi i sintomi possono essere più gravi e causare disturbi del sonno e difficoltà a respirare.

QUALCHE CONSIGLIO PER RIDURRE I SINTOMI DELL’ALLERGIA

Le persone che soffrono di allergia possono adottare piccoli accorgimenti per ridurne i sintomi, cercando di evitare o ridurre il contatto con gli allergeni. È preferibile, ad esempio, evitare le zone di campagna, soprattutto durante le giornate molte ventose. Al rientro a casa, dopo una giornata all’aperto, fare subito una doccia e cambiarsi i vestiti, in modo da rimuovere tutti gli allergeni rimasti sui vestiti e sulla pelle. È buona norma sciacquarsi spesso il viso e fare lavaggi nasali.

Sia in casa che in macchina è utile utilizzare condizionatori che filtrano l’aria dall’esterno, accertandosi ovviamente che i filtri siano puliti.

L’ASSE INTESTINO-CERVELLO

COSA SI INTENDE PER “ASSE INTESTINO CERVELLO”?

Con il termine intestino-cervello si intende la delicata comunicazione bidirezionale costante tra il tratto gastrointestinale e il cervello, i quali sono in grado di influenzarsi reciprocamente. Non a caso infatti nel linguaggio di tutti i giorni si parla di farfalle nello stomaco, sensazione di pancia,parlare di pancia. Nonostante questo, solo recentemente gli scienziati hanno iniziato a studiare a fondo i meccanismi che legano questi due distretti apparentemente lontani. La comunicazione tra intestino e cervello è il fulcro di un’area di ricerca che nell’ultimo trentennio sta prendendo piede, la gastroenterolgia, la quale affronta i problemi gastrointestinali anche dal punto di vista dell’interazione tra apparato digerente e sistema nervoso che sta portando a nuovi sviluppi e nuove opzioni terapeutiche. Sono sempre più numerose le evidenze scientifiche che sottolineano la stretta correlazione tra microbiota e cervello.

COME FUNZIONA L’ASSE INTESTINO-CERVELLO?

Gli studi scientifici si sono spinti oltre, andando a svelare i meccanismi che stanno alla base della profonda connessione dell’asse intestino-cervello. Ebbene, questi hanno dimostrato che il nostro microbiota sia in grado di modulare la risposta allo stress, lo stato infiammatorio del nostro organismo, il tono dell’umore, l’ansia, l’appetito ed alcune funzioni cognitive.

Infatti il microbiota produce alcune sostanze, come ad esempio acidi grassi a catena corta, citochine e neurotrasmettitori, che modulano l’attività cerebrale in modo diretto, ma anche indirettamente attraverso gli effetti sul sistema immunitario. Allo stesso modo, anche il cervello è in grado di influenzare il microbiota, sia attraverso molecole prodotte dal sistema immunitario, sia attraverso il rilascio di ormoni.

Non si può non citare il ruolo importantissimo che gioca il nervo vago in questa interconnessione dell’asse intestino-cervello. Il nervo vago è un componente del sistema nervoso parasimpatico e via di comunicazione tra cervello e intestino, che partecipa attivamente alle interazioni bidirezionali che avvengono tra i due (perturbazioni del vago possono comportare disfunzioni del sistema nervoso centrale, come disturbi dell’umore o malattie neurodegenerative oppure alcune patologie gastrointestinali come la sindrome dell’intestino irritabile).

 Fonte: NatrixLab

PREBIOTICI: COSA SONO?

Lo sapevi che?
Esistono alimenti che possono favorire a livello intestinale lo sviluppo e l’azione dei batteri cosidetti “buoni”?
Parliamo ovviamente di tutti quegli alimenti che contengono prebiotici!

COSA SONO I PREBIOTICI?

I prebiotici sono sostenze alimentari non digeribili che promuovono la crescita e l’attività dei batteri buoni nel nostro intestino, andando a regolizzare il nostro microbiota intestinale. Svolgono quindi diverse funzioni benefiche:

  • Stimolano la Crescita Batterica                                                                                                                                                        prebiotici forniscono un ambiente favorevole per la crescita e la moltiplicazione dei batteri probiotici, che sono noti per i loro effetti positivi sulla salute
  • Promuovono l’equilibrio della flora intestinale:aiutano a mantenere un equilibrio sano tra batteri “buoni” e quelli “cattivi” nell’intestino. Un microbiota equilibrato è essenziale per la salute digestiva e il funzionamento ottimale del sistema immunitario
  • Benefici per la salute                                                                                                                                                                                    i prebiotici sono associati a una serie di benefici per la salute, tra cui il sostegno al sistema immunitario, la regolazione del metabolismo e il miglioramento della salute mentale attraverso la connessione intestino -cervello (di cui parleremo in un’altra sessione…stai connesso)
  • Riduzione dell’infiammazione                                                                                                                                                            alcuni prebiotici possono contribuire a ridurre l’infiammazione nell’intestino, offrendo un ulteriore livello di protezione contro disturbi gastrointestinali e condizioni infiammatorie

IN QUALI ALIMENTI SI TROVANO MAGGIORMENTE?

I prebiotici si trovano in prevalenza in determinati alimenti come:

  • Cereali integrali (es. farro e riso integrale)
  • Legumi
  • Banane
  • Miele
  • Ortaggi come asparagi,carciofi, cicoria, cipolla, aglio
  • Yogurt
  • Latte fermentato (kefir ad esempio)

 

Fonte: NatrixLab

 

 

 

MICROBIOTA INTESTINALE: COS’E’

Lo sapevi che?

A livello del tartto gastrointestinale è presente un vero e proprio organo, il microbiota intestinale, costituito da almeno 500 specie di microrganismi facenti parte della cosidetta flora batterica intestinale.

Per il benessere generale dell’organismo è fondamentale che tutte queste specie siano in equilibrio tra di loro. Il microbiota intestinale è infatti responsabile di svariate funzioni tra cui:

  • produzione di enzimi fondamentali per i processi digestivi
  • sintesi di vitamine (vitamina K e del gruppo B, come las B12)
  • produzione di acidi grassi a catena media e corta che sono la principale fonte energetica delle cellule del colon e dei batteri stessi che lo abitano, oltre che fonte energetica per l’uomo
  • attivazione della produzione degli acidi biliari per la corretta digestione delle proteine e lipidi
  • produzione di sostenze ad azione antimicrobica e antimicotica, indispensabili per difendere il tratto gastointestinale dall’attacco  di agenti patogeni
  • modulazione del sistema immunitario, che ha la bese più importante a livello intestinale, grazie alla produzione di molecole proinfiammatorie che garantiscono una base di infiammazione fisiologica tale da mantenere sempre il sistema immunitario attivo, pronto a difendere l’organismo dagli agenti esterni
  • potenziamento della funzione di barriera intestinale per prevenire l’eccessiva permeabilità
  • regolazione della motilità del tubo digerente e del transito intestinale
  • regolazione del ph dell’ambiente gastrointestinale per favorire i processi digestivi, l’assorbimento delle vitamine e sali minerali, l’eliminazione degli agenti patogeni che proliferano a ph diversi.

Mantenere il nostro intestino quindi in uno stato di equilibrio (eubiosi) è quindi fondamentale per il mantenimento del nostro benessere

 

Fonte: NatrixLab

 

TOSSE SOTTO CONTROLLO!

La tosse è il disturbo per il quale ci si rivolge più spesso al medico. Eppure non è una malattia, ma un sintomo, la reazione spontanea dell’organismo a una sostanza (virus, polvere, fumo, catarro ecc.) che irrita o ostacola le vie aeree.

Secca o grassa, la tosse è un meccanismo fisiologico attraverso il quale il nostro organismo cerca di liberare le prime vie aeree dal muco in eccesso. Appena sopportabile di giorn, può diventare un problema la notte

Frequente nelle stagioni più fredde a causa dei disturbi da raffreddamento, la tosse può essere di due tipi: secca, detta anche improduttiva, perché non accompagnata dal catarro, o grassa (produttiva) quando contiene secrezioni mucose.

In entrambi i casi può diventare particolarmente insistente e fastidiosa quando le mucose irritate e il muco aumentano di volume, ostacolando il normale flusso d’aria e stimolando così, nuovamente, la tosse. Per questo è sicuramente utile umidificare gli ambienti in cui si soggiorna (l’aria troppo secca inaridisce e irrita ulteriormente la gola), e, durante la notte, avere cura di dormire con la testa leggermente sollevata per evitare che il muco in eccesso irriti ulteriormente la gola.

Ma quando si entra nel circolo vizioso della tosse con irritazione alla gola, possono essere d’aiuto gli estratti di alcune piante come la Piantaggine e l’Altea che, particolarmente ricche di mucillagini, svolgono un’azione idratante e emolliente, e l’Edera che favorisce l’espettorazione del muco.

Fonte: BiosLine

Antibiotico resistenza, 1 italiano su 2 non ne ha mai sentito parlare

Ricerca Iqvia per Reckitt

Un italiano su due non ha mai sentito parlare di antibiotico resistenza e il 46% di essi utilizzerebbe gli antibiotici anche per infezioni virali. Inoltre, il 74% dei rispondenti afferma di aver utilizzato antibiotici negli ultimi dodici mesi, e di questi ben il 56% lo ha fatto per infezioni del tratto respiratorio superiore, come mal di gola/faringite, laringite e tonsillite. Questa è la fotografia che emerge dalla ricerca sull’utilizzo degli antibiotici da parte degli italiani e alla loro conoscenza e sensibilità sull’antibiotico-resistenza svolta da IQVIA, società a livello globale nell’elaborazione ed analisi dei dati in ambito sanitario, in collaborazione con Reckitt, una delle società multinazionali nell’ambito dei prodotti OTC per la cura del mal di gola. La ricerca, condotta su un campione di oltre 1.300 individui, rappresentativo della popolazione italiana adulta, e presentata in occasione della Settimana Mondiale sull’Uso Consapevole degli Antibiotici dal 18 al 24 novembre 2023, conferma la necessità di impegno in questo ambito, in cui Reckitt è già attiva a livello globale e pronta a definirsi con concrete progettualità anche in Italia. Il fenomeno dell’antibiotico-resistenza è infatti oggi poco conosciuto dai cittadini italiani, nonostante i dati siano molto allarmanti: annualmente in Italia muoiono circa 11.000 persone per infezioni che non possono essere curate a causa della resistenza agli antibiotici, mentre a livello mondiale, rispetto a questo problema, si stimano 10 milioni di morti ogni anno entro il 2050.

L’uso inappropriato di un antibiotico può nascere da una scarsa conoscenza circa le modalità corrette di utilizzo di quest’ultimo e dall’assenza di una valutazione medica. Per curare le comuni infezioni delle vie respiratorie superiori, quelle di origine virale come ad esempio raffreddore, influenza e, nella maggior parte dei casi il mal di gola, gli antibiotici molto spesso non sono necessari, proprio perché si tratta di infezioni sostenute da virus, contro i quali gli antibiotici non esplicano alcun effetto terapeutico. Utilizzare frequentemente gli antibiotici, per l’appunto, porta a sviluppare un adattamento di alcuni microrganismi che acquisiscono la capacità di sopravvivere, resistere e, perfino, proliferare in presenza di una concentrazione di un agente antibatterico, generalmente sufficiente ad inibire o uccidere microrganismi della stessa specie, rendendo, così, l’azione dell’antibiotico inefficace. Parlando di mal di gola, ad esempio, anche AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco – ha ormai accertato che in 9 casi su 10il mal di gola è di origine virale e non batterica, e quindi non necessita dell’assunzione dell’antibiotico per la sua cura. Ciò nonostante, in Italia, il mal di gola rappresenta, tra le patologie elencate, quella con la più alta percentuale di utilizzo inappropriato di antibiotici, come evidenziato nel rapporto nazionale del 2021 redatto proprio dall’AIFA sull’utilizzo degli antibiotici in Italia. «Il mal di gola costituisce uno dei motivi più comuni per cui i pazienti si rivolgono al proprio medico e può avere un impatto negativo sostanziale sulla vita quotidiana di un individuo» sostiene Aurelio Sessa, specialista in medicina interna. «Sebbene doloroso e autolimitante, in molti casi si risolve entro 3-7 giorni, anche spontaneamente. Tuttavia, il disagio causato dai sintomi spinge i pazienti verso la richiesta e l’uso inappropriato degli antibiotici, fattore che contribuisce al crescente problema della resistenza antibiotica. Per il trattamento sintomatico del mal di gola possono risultare utili le formulazioni di FANS da somministrare a livello locale, come ad esempio quelle a base di flurbiprofene, poiché Il sollievo sintomatico conseguente all’applicazione locale di FANS rappresenterebbe quindi un fattore rilevante per i pazienti, in grado così di ridurre l’uso inappropriato degli antibiotici» conclude Sessa. Dall’indagine, condotta da IQVIA per Reckitt, emerge, inoltre, come il medico di medicina generale continui ad essere il punto di riferimento per il paziente nella ricerca di informazioni (53%). Detto ciò, però, preoccupa il dato secondo cui 1 italiano su 2 non ha mai sentito parlare di antibiotico-resistenza e ancor di più, tra coloro che dichiarano di non averne sentito parlare, il 49% la definisce erroneamente e semplicemente come inefficacia dell’antibiotico, mentre il 45% pensa che questo fenomeno non possa diventare un vero e proprio problema. Ad aggravare ulteriormente la situazione, poi, ci sono le percentuali legate alle modalità di utilizzo degli antibiotici: il 41% non collega la resistenza all’antibiotico alla sua assunzione senza una reale necessità, il 49% è propenso ad utilizzare un antibiotico che ha già a disposizione a casa senza una nuova prescrizione e il 46% utilizzerebbe erroneamente antibiotici anche per curare infezioni virali, come l’influenza, senza approfondire con il medico.

 

Fonte: askanews.it